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venerdì 7 maggio 2010

L'ippocampo tira tra i neuroscienziati

Neuroskeptic ha fatto un'analisi molto interessante su quali sono le regioni del cervello che hanno attratto l'attenzione maggiore dei neuroscienziati tra il 1985 al 2009. Attraverso uno studio basato sugli articoli pubblicati su PubMed in più di vent'anni risulta che l'ippocampo è al primo posto, con una crescita costante. Anche l'amidgala e la corteccia parietale sono ben piazzate. Si può vedere il grafico per avere il quadro completo dei risultati dell'analisi.



I neuroscienziati che vogliono fare carriera sanno su cosa specializzarsi. Sulle ragioni per le quali alcune zone del cervello vanno più di moda di altre la discussione è aperta. La fMRI sembra giocare un ruolo cruciale.
Interessante il post perché mette in evidenza le mode all'interno delle comunità scientifiche e i fattori, interni ed esterni, che le possono determinare.

venerdì 19 marzo 2010

In dubbio la riproducibilità degli studi sull'imaging celebrale

Nature ritorna sulla questione dell'affidabilità delle tecniche di imaging per la risonanza magnetica funzionale (fMRI). Vengono riportati i risultati di uno studio secondo cui le ricerche sulle scansioni celebrali, per le quali esiste un legame tra aspetti della personalità, la memoria, l'emozione e una specifica attività celebrale, non sono così facili da riprodurre. Ne aveva già parlato Neuroskeptic con un post di qualche giorno fa. Lo studio originale si trova qui.

Ci si fida troppo di alcune tecniche scientifiche nelle aule di giustizia

Science in court, la scienza nelle aule di giustizia. Si chiama così lo speciale di Nature uscito ieri dedicato alla scienza forense, una disciplina che si è sviluppata più per le esigenze giudiziarie che attraverso la validazione accademica. Il risultato? La maggiorparte delle tecniche usate oggi, dall'impronta digitale del Dna, all'imaging del cervello basato sulla risonanza magnetica funzionale, che ha fatto il suo debutto nelle corti americane lo scorso anno, sono utilizzate con una sicurezza non sostenuta da una sufficiente base emprica. L'invito è far diventare la scienza forense più scientifica, riempire cioè il gap tra l'accademia e il "laboratorio forense".

domenica 14 marzo 2010

Cornici di interpretazione per l'fMRI nel neuromarketing

Sto leggendo un articolo di Nature Reviews Neuroscience della scorsa settimana sul neuromarketing, l'uso delle tecniche di visualizzazione dell'attività celebrale nel marketing.
L'articolo appare nella sezione perspectives utile quindi, da una parte, per capire qual è lo stato dell'arte della conoscenza sul tema, dall'altra per delineare quali sono gli scenari futuri più promettenti.
Di neuromarketing in realtà si parla da un po' di tempo. L'aspetto che voglio sottolineare a questo punto della lettura sono le cornici in cui viene inquadrata la questione. Le domande a cui vuole rispondere l'articolo sono:

1. Può il neuromarketing rivelare delle informazioni nascoste che non emergono con altri approcci?
2. Può il neuromarketing fornire un bilancio costi-benefici migliore di altri approcci del marketing?
3. Può il neuromarketing fornire informazioni su di un prodotto prima ancora che venga concretamente realizzato e commercializzato?

Sono domande che non sembrano considerare i limiti dell'fMRI, che viene inserita in una cornice in cui le tecniche attuali di visualizzazione dell'attività celebrale sono pressoché infallibili. Un post di Neuroskeptic, che commenta un paper appena pubblicato dal titolo How reliable are the results from functional magnetic resonance imagine? fa capire che le cose sono molto più complicate.
Nonostante ciò credo che nella comunicazione del neuromarketing la cornice di efficienza ed efficacia dell'fMRI non troveranno per il momento molto contraddittorio.

giovedì 25 febbraio 2010

In Cina non si fidano delle scansioni celebrali

Secondo un articolo apparso il 19 febbraio su Science i neuroscienziati cinesi della Beijing Normal University hanno difficoltà a reclutare bambini da sottoporre alla fMRI per i loro esperimenti.
I ricercatori vorrebbero mettere a confronto i risultati delle scansioni celebrali di bambini "sani" con quelli di bambini con ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività). Alcuni genitori non hanno dato il permesso a far esporre i propri figli a intensi campi magnetici.
Le ragioni? Non si fidano dei dottori. In più, c'è sempre una maggiore consapevolezza dei diritti dei pazienti e un crescente dibattito sui media riguardo ai meriti di diversi trattamenti.
E' un caso interessante per comprendere alcuni degli aspetti etici e sociali legati agli sviluppi delle neuroscienze e in particolare all'utilizzo delle tecniche di imaging celebrale.