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mercoledì 15 settembre 2010

Risorse sull'open access



Pubblicato il libro Transforming Scholarly Publishing through Open Access: A Bibliography. Ci sono più di 1.100 riferimenti bibliografici su articoli e libri che trattano il tema dell'open access da diversi punti di vista. Jcom, la rivista di cui sono direttore, ha 4 citazioni.

domenica 29 agosto 2010

La rete cambia il rito sacro della peer-review

Sul New York Times di qualche giorno fa si parla delle opportunità che i media digitali offrono agli accademici per superare i limiti della peer-review.
La discussione fa riferimento all'ambito umanistico ma è esportabile e confrontabile con quanto avviene nelle scienze sociali e in quelle naturali.

L'idea centrale è l'open-review. Nell'articolo vengono presentate una serie di iniziative editoriali costruite attraverso un allargamento del pool di revisori che commentano pubblicamente papers e capitoli di libri non pubblicati.
Il modello di riferimento è wikipedia applicato alla letteratura accademica. Le varianti sono molte, ma gli aspetti essenziali sono questi.

Nell'articolo del NYT si sostiene che stiamo assistendo a una delle più radicali trasformazioni nel modo in cui leggiamo, scriviamo e facciamo circolare la conoscenza fin dall'invenzione dei caratteri mobili.
Si dibatte sulla qualità e la spendibilità accademica della open-review. Mattew Nisbet sottolinea che l'open-review deve andare di pari passo con l'open-access.

Sono punti importanti ma che mostrano solo la punta dell'iceberg della difficoltà a superare il modello della peer-review. Le ragioni più profonde sono legate a mio modo di vedere ad almeno due considerazioni:

Prima questione: la peer-review è la pratica comunicativa attraverso la quale la conoscenza scientifica in particolare, e quella accademica in generale, si sono guadagnate un forte consenso sociale;

Seconda questione (legata alla prima): allargare il numero di persone che valutano un lavoro significa legittimare altri esperti (non accademici) a stabilire la qualità della conoscenza prodotta. E' un processo equivalente ad includere forme di conoscenza non ritenute attualmente "scientifiche". E' una procedura che contribuirebbe a spostare la linea di demarcazione fra conoscenza accreditata accademicamente e altre conoscenze, fra scienza e non-scienza. Questo confine è storicamente determinato e negoziato mediante processi di comunicazione.

Per questi motivi non credo basterà avere soluzioni tecnicamente disponibili per modificare un sistema che ha la funzione di selezionare la classe accademica e da cui derivano identità e riconoscimento sociale.

Il punto che mi preme sottolineare è che la rivoluzione digitale mostra in modo dirompente gli stretti rapporti tra produzione della conoscenza e comunicazione, anche in ambito scientifico.
E' un discorso che ci aiuta a capire meglio perché può essere molto utile, come suggerisce lo storico James Secord, leggere l'impresa scientifica anche come una particolare forma di azione comunicativa.

Su Jcom, la rivista di cui sono direttore, abbiamo dedicato un numero speciale alla scienza peer-to-peer lo scorso marzo. E' un tema legato alla discussione innescata dal NYT e alle procedure di inclusione, di esclusione, di definizione delle categorie di esperto legate alle pratiche comunicative.

martedì 27 luglio 2010

La diffusione dell'open access in uno studio globale

Un paper su cinque è liberamente disponibile in rete attualmente secondo uno studio pubblicato su Plos One.

E' il primo lavoro in cui si è cercato di capire l'impatto dell'open access in tutte le discipline. I dati si riferiscono agli articoli di ricerca pubblicati nel 2008.

Secondo i risultati, il 9% è disponibile nella modalità "d'oro", cioè le riviste rendono immediatamente accessibili a tutti i contenuti pubblicati. Circa il 13% si trovano invece nella modalità "verde" di accesso aperto, cioè sostanzialmente tramite l'auto-aurchiviazione da parte degli autori su pagine web personali o su un archivio istituzionale.

La scienza più "chiusa" è la chimica con solo il 13% dei paper liberamente accessibili, mentre le scienze della Terra, con il 33% di articoli disponibili a tutti, sono quelle più open.

giovedì 20 maggio 2010

Nuovi modi per far circolare la conoscenza scientifica

Cameron Neylon è uno dei più attivi e interessanti commentatori delle questioni tecniche e sociali legate alla circolazione aperta della conoscenza scientifica.
La questione è meno di nicchia di quanto sembri. La comunicazione tra scienziati è da tempo al centro di spinte contrapposte. Molti ricercatori conducono una battaglia perché la scienza rimanga un bene pubblico accessibile a tutti. Altri pragmaticamente vengono a patti con la privatizzazione e la mercificazione della conoscenza, soprattutto nell'ambito delle scienza della vita, molte volte per trarne diretti vantaggi economici.
Gli sforzi di studiosi come Neylon vanno interpretati nella linea di ricerca finalizzata a sfruttare la rete per traformare il paper in un oggetto che risponda ai cambiamenti nel modo di lavorare degli scienziati facendo rimanere questo oggetto il punto di riferimento su cui confermare l'autonomia e l'indipendenza della comunità scientifica.
Il suo ultimo post approfondisce il concetto di pubblicazione come aggregazione. Al di là delle questioni tecniche il concetto di base è ben spiegato da neylon stesso:



Fundamentally the idea is that we publish fragments, and then aggregate these fragments together. The mechanism of aggregation is supposed to be an expanded version of the familiar paradigm of citation: the introduction of a paper will link to and cite other papers as usual, and these would be incorporated as links and citations within the presentation of the paper. But in addition the paper will cite the introduction. By default the introduction would be included in the view of the paper presented to the user, but equally the user might choose to only look at figures, only conclusions, or only the citations. Figures would be citations to data, again available on the web, again with a default visualization that might be an embedded active graph or a static image.cameronneylon.net, Science in the Open » Blog Archive » Implementing the “Publication as Aggregation”, May 2010


giovedì 11 marzo 2010

Editoria accademica: gli studi letterari scoprono l'open access

Sulla Rivista dei Libri del mese scorso, Claudio Giunta fa un esame dettagliato dei costi di alcune riviste accademiche di letteratura contemporanea, di filologia classica e analisi dei testi. Alcuni dati sono davvero sorprendenti: la rivista Studi Novecenteschi ha subito un incremento dal 2000 a oggi del 438,3%. Quaderni urbinati di cultura classica del 1290%, sempre dal 2000 a oggi. Evidentemente c'è qualcosa che non va.
Giunta, nella conclusione del suo articolo, invita all' open source. L'articolo mette in evidenza tutta l'arretratezza di un settore dell'accademia italiana rispetto alle trasformazioni nella comunicazione tra esperti.
Giunta ha avuto il merito di porre la questione in un contesto molto paludato, ma la discussione sull' open access e sul ruolo degli editori è sviluppatissima e in altri settori, tipo la fisica delle particelle. Anche in Italia ci sono esperienze assolutamente d'avanguardia. Si pensi ad esempio a Jhep, la rivista di fisica delle alte energie con l'impact factor più alto al mondo in questo settore, competamente on-line, con pratiche innovative di pubblicazione, processi di peer-review, possibilità di lettura, interazione con editori e con archivi aperti.
La rivista è di proprietà della Sissa di Trieste, l'istituzione per cui lavoro.