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mercoledì 6 ottobre 2010

Festival dei Matti a Venezia

Inizia domani a Venezia e va avanti fino a sabato Il Festival dei Matti. E' la seconda edizione di un evento fatto di seminari, laboratori, film e altro attorno alle questioni della follia. L'obiettivo è smontare pregiudizi, promuovere le voci dei protagonisti, ridurre lo stigma. Ci sono anche io sabato. Insieme a Mara Mazzola conduco un laboratorio sulla comunicazione.

giovedì 15 luglio 2010

Schizofrenia uguale pericolo per i giornali italiani

Attraverso il sito del Forum Salute Mentale segnalo una ricerca che sta per essere pubblicata sulla rivista Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology su come i giornali italiani usano la parola schizofrenia.

I risultati della ricerca evidenziano che i media della carta stampata, ma credo i media in generale, equiparano il termine che fa riferimento al disturbo mentale a violenza, inaffidabilità e imprevedibilità.

Abbiamo bisogno di una comunicazione che ribalti questi pregiudizi, che dica la possibilità di guarire, rimontare, riprendersi, che dica la diversità dei modelli teorici disponibili, che dica la possibilità di continuare a vivere, costruire e coltivare relazioni nonostante la diagnosi di schizofrenia.
Abbiamo bisogno di una comunicazione più ottimistica attorno alle complesse questioni della salute mentale.

sabato 26 giugno 2010

La notte è un teatro ampio



C'è una promessa nel libro di Barbara Grubissa fatta all'indomani del suicido di sua madre, circa tre anni fa: non abbandonare mai la poesia.
Nel racconto in versi dispiegato in vari episodi della vita dell'autrice, vive l'esigenza di comunicare il rapporto con la malattia mentale attraverso il "linguaggio primordiale, univoco, completamente razionale" della poesia.
Il risultato, un libro di circa sessanta pagine scritte in triestino con traduzione in italiano, si rivolge in modo esplicito agli psichiatri, perché capiscano in profondità che la vita di una persona non si racchiude in una diagnosi. Perché ascoltino il racconto di una figlia per la quale l'adolescenza coincide con la "scoperta" della malattia mentale in casa propria.
Il trattamento sanitario obbligatorio (Tso), subito dalla madre di Barbara per diversi anni, è il nucleo attorno al quale ruota la costruzione dell'impegno poetico. "Atto di barbarie" ma anche rimedio "salvifico" nell'esperienza dell'autrice, il Tso è l'espediente attraverso cui mostrare il vero, lo sporco, le notti insonni eppure l'amore, la responsabilità, il rispetto dei diritti a cui ci richiama l'incerta ricerca della salute mentale.
Come controcanto ai discorsi sui dispositivi giuridici e alle dispute scientifiche, Barbara con i suoi versi ci apre alle ampiezze della notte, ai suoi fantasmi, ai dettagli del territorio, ai movimenti lenti e sofferti, alla fatica di compiere anche pochi chilometri, da Trieste a Monfalcone, se quei chilometri significano infine fare i conti col mistero della propria esistenza.
La salute mentale si può ricomporre o frantumare per episodi apparentemente minimi, all'interno di logiche temporali non-lineari. La poesia di Barbara Grubissa svela l'inganno delle facili comunicazioni, dei veloci spostamenti, della pericolosa banalità di definizioni universalistiche. Son Stufadiza (edizioni KappaVu, Aprile 2010) è il suo primo libro di poesia. Speriamo che l'autrice mantenga la promessa di non smettere.

venerdì 11 giugno 2010

Fare per guarire

Cosa significa guarire dal disagio psicofisico? Cos'è un percorso di recovery?
Secondo Silva Bon, presidente dell'associazione volontaria di donne Luna e L'altra di Trieste, la guarigione è un progetto di vita.

La guarigione è

"una linea mobile, che avanza costantemente innanzi a noi, che ci sembra di toccare come la meta di un traguardo, ed invece, oltrepassata la soglia, ci accorgiamo che c’è dello spazio incognito ancora davanti, ancora oltre…

La guarigione diventa allora un progetto di vita.

Solo riuscendo ad interiorizzare la metodologia del “fare”, del fare per noi stessi in primo luogo, del fare per chi amiamo, del fare per chi ci sta vicino, riusciremo a costruire regole di vita che alla fine diventano proponibili, ferme dentro di noi, da ultimo necessarie, ma soprattutto utili per la nostra crescita, per il nostro andare verso il benessere."

martedì 11 maggio 2010

Impazzire si può


Dal 21 al 24 Giugno 2010 si tiene a Trieste un incontro sul tema della guarigione dal disagio mentale. La narrazione, il raccontarsi, il mettersi in gioco sono il filo conduttore della riunione che vedrà la partecipazione soprattutto di persone e associazioni con l'esperienza del disagio mentale.
Il titolo "Impazzire si può" richiama la possibilità, per ciascuno di noi, di attraversare dei periodi della vita in cui non stiamo nel contratto sociale, in cui qualcosa si inceppa, in cui il disagio ci impedisce di lavorare, di stare con gli altri, di "funzionare" in modo appropriato, di vivere pienamente.
Se impazzire si può, si può anche guarire. Il nome dato all'incontro non esprime un ammiccamento a un presunto fascino della follia. Indica un percorso di superamento di uno stigma tutt'ora molto potente, quello che vuole le persone affette da disturbi mentali condannate a un destino inesorabile di inguaribilità.
Sentire le storie di chi c'è la fatta, di chi convive con la malattia, di chi ha deciso comunque di mettersi in gioco è l'antidoto giusto.

venerdì 12 febbraio 2010

Psichiatrizzazione delle neuroscienze?

Mercoledì 10 febbraio, nell’ambito del l’incontro internazionale Trieste 2010: Che cos’è salute mentale? si è tenuto un workshop sul rapporto tra psichiatria, salute mentale e le nuove conoscenze provenienti dalla genetica, dalla biologia molecolare e dalle neuroscienze: una sessantina di partecipanti hanno discusso i controversi aspetti scientifici, etici, diagnostici e storici legati agli sviluppi delle ricerche sul genoma umano e sui metodi utilizzati per fornire misure dell’attività celebrali, in particolare la fMRI (functional magnetic resonance imaging).
L’occasione per affrontare il tema è stata una sentenza della corte d’Assise di Trieste, risalente all’ottobre del 2009 che riconosceva uno sconto di pena a un cittadino algerino colpevole di omicidio in quanto portatore di “vulnerabilità genetica”. La vicenda ha avuto una risonanza mediatica nazionale, anche perché in essa si profilavano i possibili rischi di pratiche scientifiche rivolte a individuare anomalie genetiche.
Le tecniche mediante le quali è stata riconosciuta l’attenuante genetica a Abdelmalek Bayout sono le moderne procedure di scansione e imaging del cervello finalizzate a rendere in immagini anatomia e funzionalità celebrale.
Quanto sono affidabili queste tecniche? Qual è la loro validità nell’attribuzione di colpevolezza o di innocenza di una persona che commette un reato? Ha senso esportare i risultati delle ricerche genetiche e delle neuroscienze in diversi ambiti sociali e soprattutto in ambito psichiatrico? Non si ripresenta il rischio, attraverso queste conoscenze, di voler ammantare la psichiatria di una scientificità che non possiede? Non si corre il rischio di allargare le pratiche e le culture della “medicalizzazione” della vita?
Sono le domande che hanno motivato l’organizzazione del workshop. Sono le questioni illustrate da Peppe Dell’Acqua all’inizio dell’incontro e riproposte in diversi momenti della discussione.
Dell’Acqua è preoccupato della formazione dei giovani psichiatri, sempre più armati di conoscenze “oggettive”, ma sempre meno di uno sguardo in grado di tutelare e valorizzare la soggettività delle persone. Dell’Acqua non vuole rifiutare i progressi, in alcuni casi straordinari, che neuroimaging, biologia molecolare e genetica hanno prodotto nel campo della salute e della malattia mentale.
Il punto è, come è noto, di non cedere alle tentazioni e alle semplificazioni riduzionistiche.
Si tratta di mettere in scena un confronto tra conoscenze che poco comunicano tra di loro e di trovare un terreno condiviso e significativo soprattutto per chi affronta il disturbo mentale. Il workshop dello scorso 10 febbraio si voleva muovere in questa direzione.
Gli ospiti dell’incontro, alcuni tra i più importanti studiosi italiani di genetica, biologia e diritto sono stati inviati a Trieste per chiarire ambiti di competenza e possibilità di incontro dei saperi .
Enrico Alleva, biologo, presidente della Società Italiana di Etologia, socio corrispondente dell’Accademia nazionale dei Lincei, ha insistito molto sul concetto di plasticità dei neuroni e del sistema nervoso centrale, ossia la capacità del cervello di adattarsi agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno. La scoperta più importante delle neuroscienze a proposito di neuroni e sistema nervoso centrale è che le cose sono molto più complesse e dinamiche di quanto si sospettasse. Se solo ci liberiamo di schemi mentali deterministici nell' interpretazione del suo funzionamento possiamo capire cos' è il cervello dell' uomo, la sua plasticità e la sua irrepetibilità.
Giorgio Bignami, medico e libero docente in farmacologia, ex dirigente di ricerca in psicofarmacologia presso l’Istituto Superiore di Sanità e da poco presidente di Forum Droghe, si è soffermato sugli effetti degli interessi economici delle aziende farmaceutiche. Bignami ha sottolineato il rapporto perverso tra l’esigenza del profitto, il marketing e l’uso inflazionato e improprio di farmaci di efficacia dubbia o nulla, ma anche di prodotti di provata ed elevata efficacia. L’industria farmaceutica finanzia numerosi studi programmati in modo da predeterminare i risultati mediante vari artifizi allo scopo di “dimostrare” una maggiore validità e una minore nocività dei nuovi prodotti rispetto ai vecchi. Analisi più accurate condotte da ricercatori indipendenti hanno evidenziato in tempi più recenti che le differenze di cui si è detto erano in larga parte artefatti dovuti a errori metodologici, non si sa bene.
Francesco Migliorino, professore ordinario di Storia del diritto medievale e moderno all’Università degli Studi di Catania, attraverso ricerche storiche ha offerto una prospettiva originale dell’intreccio tra scienza, psichiatria e diritto. Migliorino ha illustrato il concetto di bonifica umana soffermandosi sulla figura di Filippo Saporito, il più influente alienista italiano, direttore di Aversa, vissuto tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. Secondo Saporito, manicomi e carceri sono centri di depurazione fisica e morale dove per sempre vanno rinchiuse le “bestie umane”. Il manicomio criminale è un policlinico della delinquenza costruito attraverso una tecnologia di razionalizzazione finalizzata alla bonifica umana.

Infine Edoardo Boncinelli, docente alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute di Milano ed ex-direttore della Sissa, ha trattato il tema del rapporto tra geni e comportamento.
Fisico di formazione, Boncinelli si è dedicato allo studio della genetica e della biologia molecolare degli animali superiori e dell’uomo dando un contributo fondamentale a queste discipline individuando la famiglia di geni detti omeogeni che controllano il corretto sviluppo del corpo, dalla testa al coccige. Da diversi anni si occupa dello studio del cervello e della corteccia cerebrale. Boncinelli ha discusso dei risultati scientifici più recenti riguardanti il rapporto tra geni e ambiente. I meccanismi che regolano i comportamenti sono influenzati dal profilo genetico degli individui. Ma quanto incidono i geni e quanto incidono il contesto, lo stile di vita, l’educazione, le esperienze personali non è affatto chiaro. Un tempo si tendeva a dare una risposta salomonica a questo interrogativo: 50% geni e 50% ambiente. La ricerca negli ultimi anni ha ulteriormente complicato il quadro. Stando ai risultati più aggiornati un 30% dei nostri comportamenti è da attribuire al nostro corredo genetico, un altro 30% al contesto ambientale mentre il resto è attribuibile a una non meglio precisata casualità.

venerdì 5 febbraio 2010

Come gli Stati Uniti esportano le loro malattie mentali

How the US exports its mental illnesses è il titolo di un articolo scritto da Ethan Watters sul New Scientist della scorsa settimana. La tesi è che gli psichiatri statunitensi, che dominano il dibattito mondiale sulla classificazione e i trattamenti del disturbo mentale, ignorano le specificità locali e culturali. Con l'aiuto delle multinazionali farmaceutiche. E' una discussione importante considerando che è in progettazione il nuovo Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell'Associazione psichiatrica americana. Si tratta del DSM V e l'uscita è prevista per il 2012. Dal Sito dell'Associazione degli psiciatri americani si può scaricare l'agenda di ricerca per la realizzazione del volume . Fra qualche giorno modererò una sessione all'incontro "Trieste 2010:Che cos'è salute mentale?". Il titolo del workshop a cui partecipo è Nuove conoscenze o pschiatrizzazione delle neuroscienze?. Per capire di cosa si tratta si può prendere un estratto dell'agenda di ricerca del futuro DSM V. Il libro, tra le altre cose:

Offers a neuroscience research agenda to guide development of a pathophysiologically based classification for DSM-V, which reviews genetic, brain imaging, postmortem, and animal model research and includes strategic insights for a new research agenda

venerdì 29 gennaio 2010

Trieste salute mentale 2010

Fra circa dieci giorni si apre a Trieste, al comprensorio dell'ex-ospedale psichiatrico San Giovanni, l'incontro Trieste 2010: che cos'è salute mentale. Il programma è praticamente ultimato. L'evento, che gli organizzatori chiamano incontro per sottolineare lo spirito di scambio, confronto e dialogo che animerà le cinque giornate triestine, si articola in quattro percorsi tematici: saperi e paradigmi; la pratica critica anti istituzionale; la maggioranza deviante:economia sociale e inclusione; memoria, archivi in mostra e comunicazione.