Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post

mercoledì 15 settembre 2010

Risorse sull'open access



Pubblicato il libro Transforming Scholarly Publishing through Open Access: A Bibliography. Ci sono più di 1.100 riferimenti bibliografici su articoli e libri che trattano il tema dell'open access da diversi punti di vista. Jcom, la rivista di cui sono direttore, ha 4 citazioni.

mercoledì 14 luglio 2010

E' il momento migliore per essere giornalisti



Il nuovo libro di Sergio Maistrello è un modo accessibile e documentato per capire cosa sta succedendo al giornalismo sotto la spinta dei social network e della cultura digitale.

Maistrello ha fatto uno sforzo pedagogico ben riuscito. Anche un lettore che non vive necessariamente a suo agio nella rete e che magari è un po' scettico sulle nuove forme di giornalismo nel mondo di Internet, sarà costretto ad ammettere che sta succedendo qualcosa di importante.

Il giornalista pordenonese fa rivivere i momenti più salienti del rapporto fra informazione Internet: una storia già ricca di grandi aspettative e successi, così come di fallimenti.

Alla fine Maistrello ci convince che in realtà è un momento entusiasmante per il giornalismo. A patto che si abbia il coraggio di sperimentare. A patto che si abbia l'umiltà di percepirsi e agire come nuovi artigiani dell'informazione.

In questa epoca, chi vuole fare informazione è simile a un esploratore di nuovi mondi: deve avere determinazione, curiosità e un po' di arroganza nel ritenere che ci si può addentrare in una foresta e uscirne con una mappa chiara, ma allo stesso deve avere l'umiltà di ammettere che la mappa non è il territorio, che a ogni sguardo corrisponde una mappa differente e che la mappa è frutto di conflitti, forze e poteri.

Il libro di Sergio Maistrello ci dice molto bene a che punto siamo dell'esplorazione.

mercoledì 23 giugno 2010

Sempre connessi: scetticismi



Naomi Baron ha scritto un libro su come Internet e i telefono cellulari stanno modificando le nostre relazioni sociali e la scrittura. Le interessa capire i cambiamenti dovuti alla nostra condizione molto recente di vivere costantemente, almeno in linea di principio, connessi.

Si sta bene in questa condizione? Secondo l'autrice per il momento non tanto e forse anche in futuro non ci adatteremo a vivere continuamente tra sms, chat e social network.


Su una linea ancora più luddista Nicholas Carr con The Shallows: What the Intrnet is Doing to Our Brains. L'autore, già noto per "Is Google Making Us Studpi?" ritorna sugli stessi argomenti e sostiene che vivere continuamente on-line riduce la nostra capacità di seguire argomentazioni complicate o la capacità di concentrarci per lunghi periodi di tempo.

mercoledì 16 giugno 2010

Liste di libri - libri di liste

Per gli amanti di cataloghi, libri, biblioteche. Liste strane, divertenti, erudite nell'opera di George M. Eberhart The Librarian's Book of Lists

domenica 25 aprile 2010

Da Risvegli all'elogio del manicomio: tutti i testi confermano la nostalgia di Sacks per gli ospedali psichiatrici

Alla fine dell'anno scorso, il 31 dicembre 2009, la Repubblica pubblicò un pezzo di Oliver Sacks dedicato ai manicomi negli Stati Uniti. L'articolo era un estratto di un testo che in forma integrale sarebbe apparso sulla Rivista dei Libri nel Gennaio 2010. A sua volta questo pezzo era la traduzione dall'inglese di una versione uscita sul The New York Book of Review qualche mese prima.

L'autore di Risvegli, da cui è stato tratto il film omonimo con Robin Williams e Robert De Niro, nel testo su La Repubblica si prodiga nel farci presente che in fondo i manicomi erano un luogo che dava ai pazienti "spazi e senso di comunità, un posto per lavorare e giocare, per apprendere un mestiere e imparare a vivere insieme". Un rifugio, insomma. Certo, c'erano state delle distorsioni e degli abusi, ma in fondo non erano poi così male.
Ha suscitato una certa delusione quest'articolo di Sacks, soprattutto in chi aveva apprezzato in lui la capacità di mettere in primo piano nei suoi libri (alcuni dei quali best-seller internazionali) le storie delle persone.
Il filosofo Pier Aldo Rovatti aveva messo bene in evidenza i punti deboli delle nostalgiche argomentazioni di Sacks in un pezzo pubblicato agli inizi di quest'anno sul sito del Forum Salute Mentale.
L'articolo sul la Repubblica era un po' strano. Non era molto chiaro perché Sacks avesse deciso di parlare dei bei tempi andati degli ospedali psichiatrici proprio l'ultimo dell'anno.
Andando a leggere la versione integrale su La Rivista dei Libri si capisce che il testo era connesso al libro fotografico Asylum del fotografo Christopher Payne, in cui c'è effettivamente una prefazione di Oliver Sacks messa ben in evidenza.



Si tratta di un volume bellissimo frutto di un lavoro durato sei anni che ci mostra cosa è rimasto dell'istituzione manicomiale americana. Le foto sono il risultato di un viaggio in settanta manicomi in trenta stati diversi. Le macerie della violenza istituzionale, registrata da Payne in immagini di interni, di luoghi e di oggetti, chissà perché stimolano i riflessi nostalgici di Sacks descritti nella prefazione.
Rimaneva il dubbio che il suo testo, in una cornice differente da quello dei giornali e delle riviste, potesse dirci qualcosa di diverso. Così non è. Ho avuto la fortuna di sfogliare il libro e confrontare le versioni.
La prefazione è quasi del tutto simile a quanto pubblicato sulla Rivista dei Libri. Ci sono delle parti in più, ma la sostanza non cambia: i manicomi secondo Sacks non erano così male.
Rimandiamo a Rovatti per capire tutto quello che c'è di sbagliato nelle argomentazioni di Sacks e nel fatto che la Repubblica gli abbia dato risalto.

martedì 20 aprile 2010

Le neuroscienze per spiegare la crisi del giornalismo, mah...

Via Giuseppe Granieri, segnalo un libro di Jack Fuller sulla crisi dei giornali. In What is Happening to News: The Information Explosion and the Crisis in Journalism, Fuller sostiene che i fatti delle neuroscienze hanno molto a che fare con i fatti che riguardano l'industria dell'informazione. Per argomentare la sua tesi ricorre ad analogie fra il cervello dell'uomo preistorico che viveva nella savana e il consumatore di news dei giorni nostri.
Una recensione sul Columbia Journalism Review critica il libro, che io non ho letto e non sono in grado di giudicare. A istinto, darei ragione a Todd Giltin, l'autore della recensione, quando scrive che oggi le neuroscienze sono un argomento sexy. Una buona strategia, aggiungo io, per vendere qualunque tipo di libro, compreso uno che parla della crisi del giornalismo.

sabato 6 marzo 2010

La nuova metrica del consumo delle news

Al centro di come sta cambiando il rapporto tra il pubblico e l'informazione c'è Internet. Lo conferma l'ultimo report del Pew Internet & American Life Project and the Project for Excellence in Journalism. Nel nuovo paesaggio dell'informazione non domina una singola piattaforma: circa il 46% degli americani ricava informazioni da un numero diverso di piattaforme mediatiche, che in una giornata tipo, oscilla fra quattro e sei. Solo il 7% si informa consultando un unico media.
Internet ha sconvolto il panorama del rapporto con le news determinando una nuova metrica di consumo da parte del pubblico. Il nuovo modo di consumare l'informazione è:

-portatile, il 33% di chi possiede un telefono cellulare accede alle informazioni leggendole sul display del telefonino;
-personalizzato, il 28% degli utenti Internet personalizza l'home page con poche fonti da cui ricava le informazioni, su argomenti a cui sono particolarmente interessati;
-partecipativo, il 37% degli utenti Internet contribuisce alla creazione di news, inserisce commenti o li diffonde tramite Facebook e Twitter;

Forse sono tutte cose che sospettavamo già, ma la ricerca serve anche a contestualizzare le impressioni, a raffinare il punto di vista. Di fronte ai nuovi scenari sul consumo delle news non può che ritornare pressante la domanda sul futuro del giornalismo.
Luca de Biase qualche giorno fa in un post recensiva un libro di Massimo Gaggi e Marco Bardazzi sulla crisi dei giornali, L'ultima notizia, edito da Rizzoli.

Luca ripropone una lettura su cui sono d'accordo:
La gran parte del lavoro dei media non è destinato a svelare verità nascoste ma a far funzionare la circolazione delle informazioni all'interno di sistemi di verità convenzionali.

venerdì 26 febbraio 2010

Cosa serve per scrivere e vendere un libro di popular science

La sezione Books&Art di nature sta dedicando un web focus al tema "Come si scrive un libro di scienza". Per cinque numeri Nature intervista degli esperti in diversi ambiti editoriali. Uno dei contributi è un colloquio con Carl Zimmer, uno dei maggiori scrittori di libri di scienza popolare attualmente in circolazione.
Tra i suoi successi, Soul Made Flesh, sulla storia della scoperta del cervello.
Secondo Zimmer una proposta per un libro che convinca un editore deve essere scritto come un articolo per un magazine. Deve coinvolgere ed eccitare il lettore. Deve spiegare all'editore perché dovrebbe pubblicare un libro su quel tema, perché quel tema è importante, come si paragona ad altri libri e perché chi scrive è l'autore giusto.
Detto questo cos'è che fa davvero la differenza? Un buon agente, dice Zimmer. Senza un buon agente è molto difficile addentrarsi e navigare nel mondo dell'editoria, con i suoi riti e la sua cultura.

martedì 9 febbraio 2010

Ancora su malattie mentali e influenza psichiatria americana


Ritorniamo sull'impatto della psichiatria americana sulla definizione e classificazione delle malattie mentali a livello globale. Dal blog Neuroskeptic segnalo l'uscita del libro Crazy like Us scritto da Ethan Watters.
Crazy Like Us è un esame approfondito e provocatorio della "globalizzazione della psiche americana", il processo attraverso il quale lentamente, ma inesorabilmente, il mondo ha adottato il modo di pensare americano riguardo alle malattie mentali. L'Italia, una volta tanto, rimane una fortunata eccezione. Speriamo che duri.

mercoledì 20 gennaio 2010

Nuovo libro sulla storia delle neuroscienze

A Hole in the Head è un libro sulla storia delle neuroscienze pubblicato un paio di mesi fa da MIT Press scritto dal neuroscienziato Charles Gross.
Si tratta di una raccolta di episodi significativi dello studio del cervello, una storia di successi e di errori ricostruita a partire dalle società paleolitiche fino ai giorni nostri. E' il secondo libro sul tema di Gross. Una parte nuova e interessante è quella sul rapporto tra arte e neuroscienze.