La sezione Books&Art di nature sta dedicando un web focus al tema "Come si scrive un libro di scienza". Per cinque numeri Nature intervista degli esperti in diversi ambiti editoriali. Uno dei contributi è un colloquio con Carl Zimmer, uno dei maggiori scrittori di libri di scienza popolare attualmente in circolazione.
Tra i suoi successi, Soul Made Flesh, sulla storia della scoperta del cervello.
Secondo Zimmer una proposta per un libro che convinca un editore deve essere scritto come un articolo per un magazine. Deve coinvolgere ed eccitare il lettore. Deve spiegare all'editore perché dovrebbe pubblicare un libro su quel tema, perché quel tema è importante, come si paragona ad altri libri e perché chi scrive è l'autore giusto.
Detto questo cos'è che fa davvero la differenza? Un buon agente, dice Zimmer. Senza un buon agente è molto difficile addentrarsi e navigare nel mondo dell'editoria, con i suoi riti e la sua cultura.
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venerdì 26 febbraio 2010
sabato 20 febbraio 2010
Dawkins cita male Primo Levi, almeno secondo Jeremy Bernstein
Jeremy Berstein, fisico e famoso popular science writer americano, ha scritto una recensione del The Oxford Book of Modern Science Writing curato da Richard Dawkins, biologo britannico e autore di best seller come il Gene egoista. La recensione si trova su un numero del The New York Review of Books che sarà disponibile in forma cartacea a partire dall'11 Marzo 2010. Berstein non è molto convinto del lavoro di Dawkins. Si chiede cosa se ne fa un lettore dell'antologia dei testi raccolti da Dakwins. Nelle conlusioni spera che siano solo un antipasto, uno stimolo per il lettore perché approfondisca andando a leggersi gli originali in forma completa.
Non è poi neanche convinto della selezione fatta.
A questo proposito si dilunga su Primo levi e La Tavola periodica. A suo modo di vedere c'erano dei capitoli, come quello intitolato "Cerio", in cui Levi dava grande prova di scrittura intrecciando la descrizione dell'elemento chimico con la tragica esperienza nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale.
Dawkins sceglie però di pubblicare il capitolo intitolato "Carbonio" e secondo Bernstein fa un cattivo servizio allo scrittore italiano perché il lettore ha un'impressione completamente sbagliata del perché La Tavola periodica è un grande libro.
Non è poi neanche convinto della selezione fatta.
A questo proposito si dilunga su Primo levi e La Tavola periodica. A suo modo di vedere c'erano dei capitoli, come quello intitolato "Cerio", in cui Levi dava grande prova di scrittura intrecciando la descrizione dell'elemento chimico con la tragica esperienza nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale.
Dawkins sceglie però di pubblicare il capitolo intitolato "Carbonio" e secondo Bernstein fa un cattivo servizio allo scrittore italiano perché il lettore ha un'impressione completamente sbagliata del perché La Tavola periodica è un grande libro.
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