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venerdì 24 settembre 2010

Giornalismo dell'innovazione: una definizione

Secondo un report finlandese del 2007 dal titolo Innovation, Journalism and Future il giornalismo dell'innovazione deve combinare i metodi e gli approcci del giornalismo economico, tecnologico e scientifico, ma non solo.

Innovation journalism is the journalism of progress or change. It covers all Future Work of society, whether it is technological, social or artistic by nature. In reality, there is no technological change that is not
social and cultural at the same time. Future Work is a concept that refers to all those processes that explicitly try to define the future path of society.
(pg. 23)


La questione più interessante dal punto di vista teorico è se il giornalismo del futuro è il giornalismo dell'innovazione.

venerdì 27 agosto 2010

Il futuro digitale dell'editoria passa per le riviste

Riprendo segnalando uno studio della Oliver Wyman realizzato per comprendere quali opportunità offre il digitale a editori, consumatori e pubblicitari.
Una sintesi dei risultati è disponibile in un articolo di Christian Rocca de Il Sole 24 Ore.

Il futuro previsto dalla ricerca, che fa riferimento al mercato degli Stati Uniti, non è negativo. I lettori sono disposti a pagare abbonamenti per riviste e magazine da leggere sugli ereader a patto che quest'ultime siano realmente interattive.
I lettori intervistati pagherebbero sia per la versione cartacea sia per quella digitale, a patto che siano complementari tra di loro.
Rispetto al mondo della sola carta le vendite potrebbero aumentare, da qui al 2014, fino al 50% per coloro che hanno già un abbonamento cartaceo e fino al 200% per chi non ha nessun abbonamento.
Gli editori devono essere disposti a sperimentare però, a innovare e ad allearsi.

martedì 13 luglio 2010

Gli europei non partecipano alle discussioni su scienza e tecnologia

Tra i risultati dell'ultimo Eurobarometro speciale intitolato Science and Technology pubblicato a Giugno 2010, colpisce che il 91% degli europei dichiara di non aver mai o quasi mai partecipato a dibattiti o incontri pubblici su questioni riguardanti l'impatto sociale della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica.

Che dire? Sembra che l'epoca del dialogo, del coinvolgimento e della partecipazione sia per il momento solo nella retorica dei documenti governativi e sovranazionali riguardanti il rapporto tra scienza e società.

C'è spazio per chi vuole comunicare la scienza nella dimensione politico-sociale, ma bisogna sperimentare, innovare, fare ricerca e studiare modalità diverse per entrare in contatto con i pubblici della scienza.

Il rischio è altrimenti quello visto a Esof 2010 qualche giorno fa: buona organizzazione, qualche contenuto d'eccellenza, ma predicazione ai convertiti.

Altri risultati dell'Eurobarometro Science and Technology, tratti dall'Executive Summary:

-il 30% degli europei è molto interessato alle nuove scoperte scientifiche e agli sviluppi tecnologici;
-solo l'11% si ritiene ben informato sulle scoperte scientifiche e gli sviluppi tecnologici;
-i cittadini del vecchio continente credono che gli scienziati debbano decidere sugli sviluppi della scienza ma che il pubblico debba essere consultato. Inoltre pensano che gli scienziati dovrebbero comunicare quello che fanno ma non sono molto bravi a svolgere questo compito.

venerdì 25 giugno 2010

Informazione scientifica: poco soddisfatti i cittadini europei

Secondo un nuovo report dell'Eurobarometro su scienza e tecnologia pubblicato in questi giorni, circa l'80% dei cittadini europei è interessato alle scoperte scientifiche e agli sviluppi tecnologici, rispetto a un 65% interessato allo sport. Più del 70% degli europei vuole che la ricerca del vecchio continente sia maggiormente finanziata in futuro. Circa il 60% pensa che gli scienziati dovrebbero sforzarsi maggiormente per comunicare il proprio lavoro e il 65% sostiene che i governi dovrebbero fare di più per stimolare i giovani a interessarsi di tematiche scientifiche. Solo il 10% ritiene di essere ben informato sugli sviluppi della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica.

Una versione sintetica dei risultati è all'indirizzo http://tinyurl.com/2bnsxnt

C'è interesse per la scienza e la tecnologia. C'è voglia di essere informati di più e meglio.
Per chi vuole fare professionalmente comunicazione della scienza è il tempo giusto per sperimentare, per essere creativi, per rischiare.

mercoledì 16 giugno 2010

Cambiamenti climatici, media e percezione pubblica: nuovi studi

Riassumo una discussione dalla mailing list del PSCI-COM su nuove indagini riguardanti global warming, media e percezione pubblica.

Secondo il report dell'Università di Cardiff Public perceptions of climate change and energy futures in Britain solo il 24% delle persone è d'accordo sul fatto che il cambiamento climatico è causato dalle attività dell'uomo.

Un altro studio della Standford University si domanda, fra le altre cose, se la fiducia negli scienziati sia stata incrinata a causa del Climategate. Sembra di no. Solo il 9% del pubblico americano ritiene che non ci si debba fidare delle affermazioni dei climatologi.

I norvegesi intanto credono nella scienza, ma non ritengono più che l'influenza umana sui cambiamenti climatici sia un priorità.

Secondo un'altra indagine americana, l' 81% tra il pubblico ritiene che gli scienziati siano attendibili come fonti di informazione sul global warming.

Alcuni contestano la metodologia di questi studi e sottolineano la difficoltà a cogliere la natura multidimensionale del concetto di fiducia. Altri paventano conflitti d'interesse.

venerdì 28 maggio 2010

Sui blog la scienza è al terzo posto

Uno studio del Pew Research Centre riporta che negli Stati Uniti la scienza è il terzo argomento più frequentato nella blogosfera. Rappresenta il 10% dei post sparsi sui diversi blog, mentre sui media tradizionali solo l'1% degli argomenti trattati riguarda la scienza.
Gli studi che conosco sulla copertura mediatica della scienza danno una percentuale più alta, compresa fra il 3 e il 5 per cento. Ma dipende da cosa si definisce scienza e ogni gruppo di ricercatori si accorda su significati differenti.
Rimane comunque una certa differenza con i blog.

Il report del Pew Research Center più in generale si interroga sulle differenze fra gli argomenti trattati sui social media rispetto alla stampa tradizionale.

Alcuni risultati:

-Le agende sono molto diverse. Twitter mostra le differenze maggiori;
-Il tempo di permanenza di un argomento "caldo" è maggiore sulla stampa tradizionale;
-La quasi totalità delle storie dei blog usa come fonti i giornali o i network televisivi;
-Il 43% delle storie su Twitter riguarda la tecnologia;
-I video più popolari su You Tube riguardano eventi non-americani.

Considerazioni generali:

Le storie e i temi che ricevono più attenzione sui social media differiscono in modo sostanziale da quelli trattati sulla stampa tradizionale. Ma ci sono anche grosse differenze tra i diversi social media. Ogni piattaforma sembra avere una sua specifica personalità.

martedì 6 aprile 2010

Percezione pubblica delle malattie mentali in UK: nuovo report

Il Dipartimento della Salute della Gran Bretagna ha appena pubblicato un nuovo report sugli atteggiamenti dei cittadini britannici nei confronti delle malattie mentali.
Fra i risultati più importanti:

-People are broadly sympathetic towards people with a mental illness;
-Some attitudes towards people with mental illness are worse compared to when the Department of Health first commissioned the poll in 1994 although a number have improved. Several attitudes that had worsened over the period up until 1997 have since improved.
-Attitudes to a number of statements have changed between 2009 and 2010.
-Opinions on some statements changed towards greater tolerance, for example:
‘Locating mental health facilities in a residential area downgrades the neighbourhood’ - agreement with this statement decreased from 21 percent to 18 percent.
-Some opinions moved more in favour of integrating people with mental illness into the community, for example:
‘Residents have nothing to fear from people coming into their neighbourhood to obtain mental health services’ – agreement with this statement increased from 62 percent to 66 percent.
-On one item though, opinions moved less in favour of integration:
‘Mental hospitals are an outdated means of treating people with mental illness’ – agreement with this statement fell from 37 percent in 2009 to 33 percent in 2010


Un grafico mostra come negli anni sono cambiate le risposte su alcune delle questioni più importanti:




Su un post di Neuroskeptic si trovano alcune critiche alle indagini di questo tipo dal punto di vista metodologico.

Il dato certo è che in Gran Bretagna continuano a esistere gli ospedali psichiatrici. I cittadini di Sua Maestà, stando almeno ai risultati del report, sono propoense a credere in maggioranza che non si tratti di un sistema obsoleto di cura.
Il punto è che il manicomio non è un luogo di cura. Non lo è mai stato. Credo che la domanda nel questionario inglese sia malposta perché si presume una finalità terapeutica dell'ospedale psichiatrico che non ha mai avuto riscontro scientifico. L'ampia percentuale di persone che in Gran Bretagna vuole mantenere quest'istituzione riflette il fatto che la malattia mentale è concepita soprattutto come qualcosa da cui la società deve proteggersi.
La prima cosa da fare è abbattere i manicomi. In Italia, come è noto, è stato fatto grazie al lavoro pionieristico di Franco Basaglia ormai più di trent'anni fa.

lunedì 8 marzo 2010

Più discussione e partecipazione per avere fiducia nella scienza: nuovo report britannico

E' uscito oggi il report del Science and Trust Expert Group del BIS (Department for Business Innovation & Skills) britannico. Si chiama Starting a National Conversation about Good Science e fa parte di una serie di iniziative del governo inglese su vari aspetti del rapporto tra scienza e società in Gran Bretagna.
Questo rapporto aveva l'obiettivo di approfondire il tema della crisi di fiducia tra scienza e pubblici. Il report richiama a un nuovo atteggiamento nei confronti del problema. E' meglio uno scetticismo pubblico sano ma informato che un'accettazione acritica e cieca della scienza e degli scienziati.
Per produrre opinioni informate, conclude il lavoro, deve essere consentita una maggiore discussione sulle questioni del rischio e dell'incertezza e bisogna aprire il dibattito sui processi riguardanti la produzione della conoscenza scientifica.
Si tratta di pronunciamenti in linea con quanto i sociologi del Modo 2 dicono da tempo.
Mi sembra interessante il richiamo, tra le cose da fare in futuro, alla comunicazione delle questioni etiche legate allo sviluppo della scienza e della tecnologica. Questa attenzione alle dimensioni, etiche, politiche, sociali nella comunicazione così come nella produzione di informazione attorno alla scienza, alla medicina, alla tecnologia è una delle cifre caratteristiche del giornalista e del comunicatore scientifico dei prossimi anni.

martedì 19 gennaio 2010

Pubblicato report ISOTOPE sui temi del coinvolgimento pubblico in materia di scienza e tecnologia

Sono stati appena pubblicati i risultati di un progetto della britannica Open University. Si tratta di ISOTOPE, guidato da Richard Holliman e Peter Taylor.
Lo scopo del progetto era:
indagare in modo sistematico i temi della partecipazione pubblica su temi di scienza e tecnologia;
costruire un sito con informazioni e risorse utili per i professionisti del settore.
Il sito isotope.open.ac.uk è stato lanciato nel luglio del 2009.
ISOTOPE è nato per sensibilizzare gli scienziati e gli operatori della comunicazione a considerare nelle loro pratiche i cambiamenti nei rapporti tra scienza e società.
A detta degli autori, nonostante la retorica imperante sul "dialogo" e sul "coinvolgimento pubblico", rimane una grossa distanza fra i discorsi e le pratiche comunicative. ISOTOPE è uno strumento utile per trovare esempi di esperienze e suggerimenti pratici riguardo ad attività di partecipazione pubblica su temi di scienza e tecnologia.