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giovedì 20 maggio 2010

Risorse per i giornalisti che si occupano di biodiversità: nuove forme di informazione scientifica

Un gruppo internazionale di enti di ricerca su temi riguardanti la biodiversità hanno realizzato uno strumento online indirizzato ai giornalisti. Si tratta del Biodiversity Media Alliance , costruito sulla piattaforma Ning, specializzata nella creazione di social netwok.
L'ecosistema della comunicazione della scienza si arricchisce grazie alle possibilità offerte dalla rete di creare o occupare nuove nicchie ecologiche. Alcuni scienziati comprendono sempre di più l'articolazione fine del sistema della comunicazione. Il Biodiversity Media Alliance va nella direzione di creare alleanze con i giornalisti, secondo uno schema diverso da quello classico degli uffici stampa, cercando coinvolgimento e partecipazione degli operatori dell'informazione grazie alla qualità dei contenuti offerti, ai materiali e soprattutto mostrandosi disponibili alla conversazione, almeno in linea di principio.
Futurity.org, di cui abbiamo già parlato indirettamente in un altro post, è un esempio invece basato sulla disintermediazione.

martedì 9 febbraio 2010

Perdita di biodiversità: un problema di comunicazione

Il direttore di Scidev.net, David Dickson, nel suo ultimo editoriale del 5 febbraio 2010 descrive le difficoltà nel convincere i politici e l'opinione pubblica dei rischi che corriamo con la perdita di biodiversità su larga scala. Dickson fa un paragone con i cambiamenti climatici e attribuisce alla comunicazione un ruolo cruciale.

Nella sua analisi:

-La comunità scientifica non è in grado di comunicare efficacemente ai decision-makers i vantaggi della conservazione della biodiversità al'interno di un'agenda politica che mette al primo posto il lavoro e la crescita economica;

-Le questioni scientifiche sono troppo distanti dai problemi della vita di tutti i giorni, quindi le persone non capiscono perché una perdita di biodiversità dovrebbe essere interessante per le loro esperienze concrete;

-Sui media il tema della biodiversità non è connessa ai problemi quotidiani;

-La stessa parola "biodiversità" o il termine "web of life" non sono efficaci per i motivi detti sopra;

-I toni apocalittici non servono ad aumentare la consapevolezza su questi temi. Al contrario determina cinismo e fatalismo;

Cosa fare allora?
"Generare un discorso pubblico che direttamente lega i bisogni dell'ambiente a priorità sociali come lavoro, cibo e salute".

Dickson ci dice insomma che bisogna cambiare la cornice in cui presentare il tema della biodiversità. Da problema "di fine el mondo" a vicenda dalle conseguenze sperimentabili nella vita di tutti i giorni.
Molto giusto, ma questo vale per tanti temi in cui la scienza, la tecnologia e la medicina giocano un ruolo cruciale nelle decisioni individuali, collettive, nelle scelte di policy. Per andare oltre gli appelli bisogna insistere sul fatto che scienziati e operatori della comunicazione scientifica devono ridefinire i propri ruoli e le proprie funzioni. Investire e ragionare sulla formazione è una delle cose da fare. Non l'unica, certo. Se è vero però che c'è un nuovo rapporto tra scienza e società, allora abbiamo bisogno di nuovi scienziati e di nuovi giornalisti scientifici. Altrimenti, il rischio di "riscoprire la ruota" nella comunicazione della scienza è sempre molto alto.