L'impressione generale su Esof 2010 a Torino è che si sia trattato di un grande sforzo di comunicazione istituzionale della ricerca europea.
A metà tra una fiera e un Festival della scienza, anche se promette altro. Promette per esempio dialogo fra scienza e società. Le strategie per implementare l'interazione tra ricercatori e cittadini non vanno oltre iniziative classiche, più ludiche che di vera discussione e coinvolgimento.
Interventi di rilievo che ho seguito: Sheila Jasanoff con una relazione ambiziosa sul futuro dell'umanità. Con un titolo così la speaker doveva essere forse un po' più vitale ed energica.
Molto apprezzato, a sentire dai commenti, l'intervento di Elena Cattaneo. A me è sembrata una cosa sincera di chi ama la ricerca, ma non condivido l'entusiasmo. Nella migliore delle ipotesi era un talk che predicava ai convertiti.
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giovedì 8 luglio 2010
venerdì 4 giugno 2010
All'Aquila c'è stato un problema di comunicazione
La procura dell'Aquila ha emesso sette avvisi di garanzia nei confronti della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi. L'ipotesi di reato è di omicidio colposo per "mancato allarme".
Ovviamente riscoppia la polemica sulla possibilità di prevedere i terremoti. E' una polemica sterile. Non è questo il punto.
La questione è chiedersi cosa dire, come dirlo, a chi dirlo nella situazione di rischio in cui si sono trovati i tecnici della protezione civile.
Giustino Parisse, secondo quanto riportato da il Centro, sostiene che il problema "non è se il terremoto si può o meno prevedere. La questione è che il messaggio uscito da quella "famosa" e vorrei aggiungere (col senno del poi) tragicomica riunione era: aquilani state tranquilli prima o poi le scosse finiranno."
I cittadini duramente provati dal terremoto si lamentano della mancanza di informazione e comunicazione trasparente. Si lamentano del fatto che non sono stati considerati punti di vista diversi da quelli tecnico-scientifici.
Senza entrare nel merito delle responsabilità che verranno accertate dalla magistratura non si può dire che mettere sotto il tappeto le voci discordanti abbia sortito gli effetti sperati di rassicurazione.
La Protezione civile ha fatto affidamento a una nozione di fiducia molto fragile in una società aperta e mediatizzata. Hanno pensato che rassicurare la popolazione facendo appello a un'expertise scientifica considerata indiscutibile fosse sufficiente ad avere il sostegno pubblico nei confronti delle scelte molto difficili che hanno dovuto effettuare.
Per avere credibilità l'expertise da sola non è sufficiente. La credibilità si conquista anche con la fiducia, con una combinazione tra expertise e fiducia.
La crisi di credibilità degli scienziati implicati nella vicenda del terremoto ci permette di dare una chiave di lettura dell'intervento della magistratura, difficilmente spiegabile altrimenti all'interno della polemica: è possibile/non è possibile prevedere i terremoti.
La crisi di credibilità sottolinea i diversi aspetti del concetto di epistemologia civica elaborato da Sheila Jasanoff. Un concetto che include la combinazione dei modi in cui la conoscenza è presentata, testata, verificata e utilizzata nell'arena pubblica.
Ovviamente riscoppia la polemica sulla possibilità di prevedere i terremoti. E' una polemica sterile. Non è questo il punto.
La questione è chiedersi cosa dire, come dirlo, a chi dirlo nella situazione di rischio in cui si sono trovati i tecnici della protezione civile.
Giustino Parisse, secondo quanto riportato da il Centro, sostiene che il problema "non è se il terremoto si può o meno prevedere. La questione è che il messaggio uscito da quella "famosa" e vorrei aggiungere (col senno del poi) tragicomica riunione era: aquilani state tranquilli prima o poi le scosse finiranno."
I cittadini duramente provati dal terremoto si lamentano della mancanza di informazione e comunicazione trasparente. Si lamentano del fatto che non sono stati considerati punti di vista diversi da quelli tecnico-scientifici.
Senza entrare nel merito delle responsabilità che verranno accertate dalla magistratura non si può dire che mettere sotto il tappeto le voci discordanti abbia sortito gli effetti sperati di rassicurazione.
La Protezione civile ha fatto affidamento a una nozione di fiducia molto fragile in una società aperta e mediatizzata. Hanno pensato che rassicurare la popolazione facendo appello a un'expertise scientifica considerata indiscutibile fosse sufficiente ad avere il sostegno pubblico nei confronti delle scelte molto difficili che hanno dovuto effettuare.
Per avere credibilità l'expertise da sola non è sufficiente. La credibilità si conquista anche con la fiducia, con una combinazione tra expertise e fiducia.
La crisi di credibilità degli scienziati implicati nella vicenda del terremoto ci permette di dare una chiave di lettura dell'intervento della magistratura, difficilmente spiegabile altrimenti all'interno della polemica: è possibile/non è possibile prevedere i terremoti.
La crisi di credibilità sottolinea i diversi aspetti del concetto di epistemologia civica elaborato da Sheila Jasanoff. Un concetto che include la combinazione dei modi in cui la conoscenza è presentata, testata, verificata e utilizzata nell'arena pubblica.
domenica 16 maggio 2010
Di cosa parliamo quando parliamo di Ogm
Sul domenicale del Sole 24 Ore di oggi 16 Maggio, a pag 41, c'è uno scambio di opinioni vivace, per usare un eufemismo, tra il governatore della regione Veneto Luca Zaia e Gilberto Corbellini, storico della medicina e collaboratore del domenicale.
La materia del contendere sono gli Ogm. Zaia, contrario all'utilizzo degli organismi geneticamente modificati in agricoltura, fa riferimento a un articolo pubblicato la settimana precedente sempre da Corbellini. In questo pezzo lo studioso cita alcuni libri che svelerebbero pregiudizi e interessi dietro l'ostilità agli ogm.
Gli argomenti del no elencati da Zaia:
-rischi ambientali e sanitari;
-interessi economici delle multinazionali;
Gli argomenti per il sì da parte di Corbellini:
-i fatti ci dicono che gli ogm non sono pericolosi;
-i fatti ci dicono che gli ogm vanno nella direzione del controllo, della qualità e dell'equità nel settore agroalimentare;
Non mi interessa entrare nel merito di chi ha ragione. Mi interessa sottolineare alcuni aspetti della "comunicazione della scienza" messa in scena.
Le pagine di "Scienza e Filosofia" del Domenicale del Sole 24 Ore hanno una lunga tradizione. Vengono lette, tra gli altri, da un pubblico abbastanza influente in ambito accademico e dettano spesso l'agenda sui temi scientifici nei circoli intellettuali e politici.
I fatti della ricerca sono presentati come lo strumento più efficace per la soluzione di controverse questioni sociali e la scienza è spesso inserite nella cornice del progresso, è un'impresa conoscitiva affascinante e avventurosa, la più intrigante forma di conoscenza prodotta dall'uomo e allo stesso tempo la più obiettiva e certa.
In altre parole, tradizionalmente le pagine scientifiche del domenicale del Sole 24 Ore, svolgono una funzione di "alta divulgazione".
E' interessante che nel botta e risposta tra Zaia e Corbellini i canoni di questo genere non vengano rispettati. Perché?
Perché gli Ogm e le biotecnologie sono una delle dimostrazioni più interessanti di come il rapporto tra scienza e società si sia profondamente modificato. La prospettiva che vuole questa relazione ridotta a un trasferimento di contenuti dalla prima verso la seconda è assolutamente inefficace a descrivere la ricchezza delle interazioni in gioco.
Quello di cui si sta parlando nel dibattito tra Zaia e Corbellini è qualcosa di molto più ampio che ha a che fare con la transizione alle economie del ventunesimo secolo dominate dalla conoscenza soprattutto scientifica e tecnologica.
Per dirlo meglio uso le parole di Sheila Jasanoff, che nel libro Fabbriche della Natura pubblicato da il Saggiatore nel 2008 a pagina 18, a proposito dei conflitti sulla gestione delle biotecnologie, scriveva che essi
Ecco di cosa stanno parlando Zaia e Corbellini. Ecco un esempio di cosa significa comunicare la scienza nel passaggio alla società della conoscenza.
La materia del contendere sono gli Ogm. Zaia, contrario all'utilizzo degli organismi geneticamente modificati in agricoltura, fa riferimento a un articolo pubblicato la settimana precedente sempre da Corbellini. In questo pezzo lo studioso cita alcuni libri che svelerebbero pregiudizi e interessi dietro l'ostilità agli ogm.
Gli argomenti del no elencati da Zaia:
-rischi ambientali e sanitari;
-interessi economici delle multinazionali;
Gli argomenti per il sì da parte di Corbellini:
-i fatti ci dicono che gli ogm non sono pericolosi;
-i fatti ci dicono che gli ogm vanno nella direzione del controllo, della qualità e dell'equità nel settore agroalimentare;
Non mi interessa entrare nel merito di chi ha ragione. Mi interessa sottolineare alcuni aspetti della "comunicazione della scienza" messa in scena.
Le pagine di "Scienza e Filosofia" del Domenicale del Sole 24 Ore hanno una lunga tradizione. Vengono lette, tra gli altri, da un pubblico abbastanza influente in ambito accademico e dettano spesso l'agenda sui temi scientifici nei circoli intellettuali e politici.
I fatti della ricerca sono presentati come lo strumento più efficace per la soluzione di controverse questioni sociali e la scienza è spesso inserite nella cornice del progresso, è un'impresa conoscitiva affascinante e avventurosa, la più intrigante forma di conoscenza prodotta dall'uomo e allo stesso tempo la più obiettiva e certa.
In altre parole, tradizionalmente le pagine scientifiche del domenicale del Sole 24 Ore, svolgono una funzione di "alta divulgazione".
E' interessante che nel botta e risposta tra Zaia e Corbellini i canoni di questo genere non vengano rispettati. Perché?
Perché gli Ogm e le biotecnologie sono una delle dimostrazioni più interessanti di come il rapporto tra scienza e società si sia profondamente modificato. La prospettiva che vuole questa relazione ridotta a un trasferimento di contenuti dalla prima verso la seconda è assolutamente inefficace a descrivere la ricchezza delle interazioni in gioco.
Quello di cui si sta parlando nel dibattito tra Zaia e Corbellini è qualcosa di molto più ampio che ha a che fare con la transizione alle economie del ventunesimo secolo dominate dalla conoscenza soprattutto scientifica e tecnologica.
Per dirlo meglio uso le parole di Sheila Jasanoff, che nel libro Fabbriche della Natura pubblicato da il Saggiatore nel 2008 a pagina 18, a proposito dei conflitti sulla gestione delle biotecnologie, scriveva che essi
"a livello nazionale e internazionale richiamano l'attenzione su incertezze più ampie, inerenti alle relazioni tra la scienza e la democrazia alle soglie del terzo millennio. Quali conseguenze avrà il passaggio dalle società industriali a quelle della conoscenza per il potere organizzato, la stratificazione sociale e la libertà individuale? Che cosa avverrà nel nucleo di valori democratici, come la partecipazione del cittadino e la responsabilità del governo, in tale trasformazione, e quali saranno i vincitori e i vinti? In che modo i rapidi sviluppi nella scienza e nella tecnologia influiranno e cambieranno gli elementi più stabili della politica e della cultura nazionale? Che cosa significherà per le attuali istituzione di governance se la scienza e la tecnologia, lungi dall'agire come oggettive fonti di legittimazione della politica, appariranno esse stesse come elementi che catalizzano l'agitazione politica interna e internazionale?"
Ecco di cosa stanno parlando Zaia e Corbellini. Ecco un esempio di cosa significa comunicare la scienza nel passaggio alla società della conoscenza.
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Sheila Jasanoff
sabato 8 maggio 2010
Sheila Jasanoff sulla scienza del clima: più comunicazione per riacquistare credibilità
Sheila Jasanoff scrive su Science a proposito dello scandalo legato allo svelamento di alcune email private degli scienziati della Climate Research Unit (CRU) dell'Università della West Anglia da parte di alcuni hacker. Ne avevo già parlato in un altro post.
Alcune mail private hanno svelato che gli scienziati della CRU in qualche modo distorcevano i dati per esagerare gli effetti del riscaldamento globale. Il direttore della CRU, Philip Jones, si è dimesso lo scorso il 31 Marzo 2010. Gran parte degli scienziati del clima sono al centro di polemiche violente, compreso l'Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC).
Jasanoff è uno dei nomi più importanti al mondo nel campo dei Science and Technology Studies. Ha fondato il primo dipartimento negli Stati Uniti in questo settore.
Le vicende sul riscaldamento globale sono un'occasione propizia per la studiosa americana per descrivere come si è modificato l'intreccio fra scienza e società e come i climatologi possono limitare i danni.
Alla ricerca contemporanea non basta più l'integrità riconosciuta dagli altri colleghi per essere credibile, deve essere responsabile di ciò che fa nei confronti dei pubblici di non-esperti. Come si fa a raggiungere quest'obiettivo?
La responsabilità, per la scienza attuale, può essere schematizzata come un problema dei tre corpi.
Il sistema è formato da: lo scienziato o l'esperto; la conoscenza scientifica; commissioni di consulenti in grado di tradurre le scoperte scientifiche in forme di policy rilevanti, in altre prole persone capaci di spiegare le loro valutazioni sia all'interno delle comunità scientifiche che nei confronti di diversi attori sociali all'esterno di esse.
Per i climatologi al centro delle polemiche questo significa non solo essere più scrupolosi e trasparenti nei confronti dei loro pari, ma anche attivi nel costruire una relazione di fiducia e rispetto nei confronti dei cittadini globali.
Il ragionamento di Jasanoff è in linea con i discorsi sul modo 2 sui rapporti tra scienza e società di Gibbons e colleghi. Intreccia comunicazione, democrazia, cittadinanza scientifica, regolazione della scienza, co-produzione. Si tratta di concetti, soprattutto l'ultimo, molto cari alla studiosa americane e costanti nella sua linea di ricerca.
Tutto molto condivisibile, ma cosa fare in concreto? Anche jasanoff alla fine del suo saggio dice che si tratta di un compito difficile.
Come dare forma comunicativa a questi inviti in diversi contesti nazionali, politici e culturali?
L'impressione è che ci sia bisogno di riforme impegnative sul piano della politica della ricerca in grado di agire nelle pratiche e nella cultura degli scienziati dei prossimi decenni. Tempi lunghi insomma su problemi che hanno bisogno di risposte immediate.
Alcune mail private hanno svelato che gli scienziati della CRU in qualche modo distorcevano i dati per esagerare gli effetti del riscaldamento globale. Il direttore della CRU, Philip Jones, si è dimesso lo scorso il 31 Marzo 2010. Gran parte degli scienziati del clima sono al centro di polemiche violente, compreso l'Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC).
Jasanoff è uno dei nomi più importanti al mondo nel campo dei Science and Technology Studies. Ha fondato il primo dipartimento negli Stati Uniti in questo settore.
Le vicende sul riscaldamento globale sono un'occasione propizia per la studiosa americana per descrivere come si è modificato l'intreccio fra scienza e società e come i climatologi possono limitare i danni.
Alla ricerca contemporanea non basta più l'integrità riconosciuta dagli altri colleghi per essere credibile, deve essere responsabile di ciò che fa nei confronti dei pubblici di non-esperti. Come si fa a raggiungere quest'obiettivo?
La responsabilità, per la scienza attuale, può essere schematizzata come un problema dei tre corpi.
Il sistema è formato da: lo scienziato o l'esperto; la conoscenza scientifica; commissioni di consulenti in grado di tradurre le scoperte scientifiche in forme di policy rilevanti, in altre prole persone capaci di spiegare le loro valutazioni sia all'interno delle comunità scientifiche che nei confronti di diversi attori sociali all'esterno di esse.
Per i climatologi al centro delle polemiche questo significa non solo essere più scrupolosi e trasparenti nei confronti dei loro pari, ma anche attivi nel costruire una relazione di fiducia e rispetto nei confronti dei cittadini globali.
Il ragionamento di Jasanoff è in linea con i discorsi sul modo 2 sui rapporti tra scienza e società di Gibbons e colleghi. Intreccia comunicazione, democrazia, cittadinanza scientifica, regolazione della scienza, co-produzione. Si tratta di concetti, soprattutto l'ultimo, molto cari alla studiosa americane e costanti nella sua linea di ricerca.
Tutto molto condivisibile, ma cosa fare in concreto? Anche jasanoff alla fine del suo saggio dice che si tratta di un compito difficile.
Come dare forma comunicativa a questi inviti in diversi contesti nazionali, politici e culturali?
L'impressione è che ci sia bisogno di riforme impegnative sul piano della politica della ricerca in grado di agire nelle pratiche e nella cultura degli scienziati dei prossimi decenni. Tempi lunghi insomma su problemi che hanno bisogno di risposte immediate.
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