Parte oggi a Milano il Quarto Congresso della Sibe, la Società Italiana di Biologia Evoluzionistica. Il programma è disponibile qui.
Domani mattina alle 11 discuto con Marco Ferrari e Telmo Pievani di comunicazione e giornalismo scientifico con un focus specifico sui temi dell'evoluzione.
Cercherò di dire che dietro le presunte tensioni tra scienziati e giornalisti si confrontano diverse visioni del rapporto tra scienza e società e che il giornalismo scientifico è un buon indicatore del ruolo che la scienza gioca nella società e dell'immagine che vuole dare di sé nei confronti dei non-esperti.
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giovedì 2 settembre 2010
venerdì 7 maggio 2010
Aumentano gli scienziati blogger
In un post dal Knight Science Journalism Tracker si discute se blog o microblog scritti da scienziati possono essere considerati nuove forme di giornalismo. Non c'è una risposta, ma molti riferimenti in favore di un fenomeno in crescita. In particolare una segnalazione di una nuova iniziativa dal The New York Times: Scientist at Work. Si tratta di un blog che vuole descrivere lo scienziato nel suo lavoro quotidiano. Attraverso le cronache e il racconto della vita del ricercatore, l'idea è che il lettore del blog si immedesimi nel suo lavoro e negli oggetti che studia.
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martedì 4 maggio 2010
Da Perugia sul giornalismo scientifico
E' in rete una relazione sintetica dell'incontro sul giornalismo scientifico svoltosi a Perugia un paio di settimane fa nell'ambito del Festival Internazionale di giornalismo.
Da quanto c'è scritto mi sembra che la discussione non sia stata proprio aggiornatissima, ma non c'ero e baso il giudizio su quanto riportato nel sito del festival.
Da quanto c'è scritto mi sembra che la discussione non sia stata proprio aggiornatissima, ma non c'ero e baso il giudizio su quanto riportato nel sito del festival.
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sabato 6 marzo 2010
Corsi estremi di giornalismo scientifico in Africa e nel mondo arabo
La Federazione Mondiale dei Giornalisti Scientifici (WFSJ) invita giornalisti africani e arabi a partecipare al programma SjCOOP (Science jounralism COOPeration). Secondo i promotori si tratta del corso di giornalismo scientifico più impegnativo di tutti i tempi. Durante la sua prima fase, tra il 2006 e il 2009, SjCOOP ha formato 32 giornalisti sopravvissuti a un gruppo iniziale di 82 partecipanti. Ora il progetto è arrivato alla sua seconda fase: lo scopo è formare 60 giornalisti dall'Africa e dal mondo arabo. Questa parte di SjCOOP andrà avanti per almeno altri due anni. La formazione rivolta ai paesi non anglossassoni e in via di sviluppo è presa molto sul serio dalla WFSJ. Un fatto importante. Peccato che in un paese "sviluppato" come l'Italia non sia lo stesso.
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martedì 2 febbraio 2010
Medici o reporter? Problemi etici del giornalismo medico-scientifico nel dramma di Haiti
Il Columbia Journalism Review ricostruisce una vicenda che sta suscitando un intenso dibattito in questi giorni su blog specializzati e importanti media americani.
La questione riguarda alcuni corrispondenti di grandi network televisivi che sono anche medici. I reporter-dottori sono stati inviati ad Haiti. Nella tragedia dell'isola caraibica, molti di loro si sono trovati in situazioni in cui hanno dovuto smettere il cappello di giornalista e indossare quello di medico. Niente di male, ovviamente, se i due ruoli rimangono separati. Ma cosa dire se la Cnn manda in onda un video di quattro minuti di uno dei suoi inviati, il Dr. Sanjay Gupta, mentre visita una ragazzina di quindici anni con una ferita non grave alla testa? O mentre lo stesso descrive l'operazione di una bambina di dodici anni?
Dov'è la notizia? Si può separare il ruolo di giornalista da quello di medico in situazioni così delicate e critiche come il terremoto di Haiti? Si può mantenere l'obiettività richiesta al giornalismo raccontando una storia di cui si è protagonisti?
Su questi interrogativi si stanno interrogando blog, giornali, televisioni americani.
Alcune considerazioni:
1. Ad alcuni la questione può sembrare vecchia. Per capirne la profondità in termini nuovi bisogna considerare l'ecosistema comunicativo in cui si è svolta la vicenda e in cui si svolge la discussione. Senza blog, twitter, video non sarebbe stata possibile né l'una né l'altra.
2. Gupta e simili sono esempi di giornalismo crossmediale in cui contenuti, professionalità e processi non iniziano e finiscono all'interno di un solo medium.
3. La "notizia" è legata a nuove forme di fiducia tra pubblico e giornalista in cui l'essere contemporaneamente medico e reporter gioca un ruolo determinante a favore di una maggiore credibilità.
La questione riguarda alcuni corrispondenti di grandi network televisivi che sono anche medici. I reporter-dottori sono stati inviati ad Haiti. Nella tragedia dell'isola caraibica, molti di loro si sono trovati in situazioni in cui hanno dovuto smettere il cappello di giornalista e indossare quello di medico. Niente di male, ovviamente, se i due ruoli rimangono separati. Ma cosa dire se la Cnn manda in onda un video di quattro minuti di uno dei suoi inviati, il Dr. Sanjay Gupta, mentre visita una ragazzina di quindici anni con una ferita non grave alla testa? O mentre lo stesso descrive l'operazione di una bambina di dodici anni?
Dov'è la notizia? Si può separare il ruolo di giornalista da quello di medico in situazioni così delicate e critiche come il terremoto di Haiti? Si può mantenere l'obiettività richiesta al giornalismo raccontando una storia di cui si è protagonisti?
Su questi interrogativi si stanno interrogando blog, giornali, televisioni americani.
Alcune considerazioni:
1. Ad alcuni la questione può sembrare vecchia. Per capirne la profondità in termini nuovi bisogna considerare l'ecosistema comunicativo in cui si è svolta la vicenda e in cui si svolge la discussione. Senza blog, twitter, video non sarebbe stata possibile né l'una né l'altra.
2. Gupta e simili sono esempi di giornalismo crossmediale in cui contenuti, professionalità e processi non iniziano e finiscono all'interno di un solo medium.
3. La "notizia" è legata a nuove forme di fiducia tra pubblico e giornalista in cui l'essere contemporaneamente medico e reporter gioca un ruolo determinante a favore di una maggiore credibilità.
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