Chiudo lo svolgimento della scaletta relativa all'intervento ormai imminente che farò alla tavola rotonda su Scienza e giornalismo partecipativo in occasione del Festival di internazionale a Ferrara (1-3 ottobre). Le altre puntate sono qui, qui e qui.
La scaletta è:
1. Il giornalismo scientifico è in crisi? E le sue difficoltà sono dovute alla rete?
2. Norme e convenzioni del giornalismo scientifico tradizionale
3. Difficoltà del giornalismo scientifico tra new e old media
4. Iniziative innovative
5. Il giornalismo scientifico dei prossimi anni tra "nuovo giornalismo" ed evoluzione dei rapporti tra scienza e società.
Punto 4. Iniziative innovative
-Gli scienziati-blogger
I blog dedicati a scienza e medicina sono aumentati notevolmente negli ultimi anni. L'esperienza più interessante è costituita dalla piattaforma del “Seed Media Group”, “ScienceBlogs.com”, lanciata nel 2006 per facilitare l’interazione tra ricercatori e altre comunità di scrittori di scienza.
Alcuni studiosi ritengono che le caratteristiche dei blog rendano questo strumento particolarmente adatto al dialogo nella comunicazione della scienza. I blogger scientifici di successo descrivono le loro scoperte come uno straordinario e impellente viaggio intellettuale durante il quale vogliono condividere con altri l’incertezza e le difficoltà delle battaglie cognitive che stanno affrontando. Tutto ciò si addice molto bene alla quotidianità della ricerca. I blog scientifici non ci dicono tanto sulla “scienza pronta all’uso”, ma ci permettono di mettere le mani in pasta nelle discussioni nei laboratori in presa diretta.
Le polemiche tra scienziati-blogger e giornalisti scientifici riproducono quelle simili ad altri ambiti del giornalismo: si discute sulla possibilità, capacità e legittimità da parte degli scienziati di fare a meno, grazie al web, di mediatori.
Lo stesso accade per i progetti in rete grazie ai quali gli scienziati e le istituzioni scientifiche possono
raggiungere direttamente i lettori, a cui raccontano in prima persona i dettagli del proprio lavoro contrapponendosi così all’informazione scientifica sempre meno indipendente veicolata dai mass media tradizionali.
-Iniziative in cui si confonde la linea di demarcazione fra giornalismo e PR
Un progetto che sta suscitando un vivace dibattito negli ultimi tempi è il sito “Futurity.org” presentato come la soluzione al declino subito dal giornalismo scientifico nei tradizionali sbocchi mediatici dell’informazione. Il sito è un aggregatore di comunicati stampa prodotti da differenti centri di ricerca americani. A differenza di iniziative simili già esistenti, come “EurekaAlert” dell’AAAS, la presentazione dei contenuti è realizzata con l’ausilio di immagini accattivanti e seguendo logiche giornalistiche.
I critici di “Futurity.org” sostengono che il sito mischia le carte tra la comunicazione istituzionale, le pubbliche relazioni e il giornalismo vero e proprio. I suoi sostenitori ritengono che favorire la comunicazione diretta degli scienziati attraverso il web e ridurre il numero dei passaggi intermedi è un fatto molto positivo perché permette finalmente la trasmissione delle “verità” della natura.
La discussione suscitata da “Futurity.org” indica una direzione interessante da esplorare: quella di verificare se i giornalisti “divulgatori” e pro-science troveranno una nuova collocazione come comunicatori istituzionali. La rete potrebbe selezionare coloro i quali credono che la loro funzione informativa consista nel riportare il più correttamente possibile le scoperte della scienza da chi ha un atteggiamento più critico e più conforme all’autonomia del giornalismo.
L’esempio di “Futurity.org” è interessante anche perchè dimostra che le istituzioni scientifiche sono disposte a investire in attività di comunicazione diretta con il pubblico attraverso Internet. Se il progetto funziona, è possibile che siano disposte a farlo anche per impiegare persone con background, competenze e convinzioni cratteristiche del giornalista scientifico “embedded”.
“Futurity.org “è interessante infine per i nostri scopi anche per un altro motivo. La discussione attorno alle funzioni di questo sito ripropone infatti delle questioni tradizionali: il tema dell’accuratezza con cui vanno riportate le notizie di scienza, la discussione su chi è più legittimato a parlare di scienza al pubblico dei non-esperti, l’idea che ci sia una coincidenza fra comunicazione della scienza e comprensione e apprezzamento pubblico della scienza. Il tutto si svolge nella cornice dei nuovi media.
I presupposti generali rimangono quindi quelli del modello di deficit, anche se sono arricchiti da considerazioni caratteristiche del contesto attuale della comunicazione della scienza, come la relazione confusa tra professionisti delle pubbliche relazioni, giornalisti che fanno sempre meno il lavoro di cronisti e sempre più quello di desk e scienziati che vogliono interagire direttamente con i pubblici grazie ai nuovi media. Sarà interessante capire se con Internet gli esiti degli sforzi nell’ottica diffusionista saranno diversi da quelli avuti con media tradizionali.
-Giornalismo scientifico dei non-esperti
Abbiamo descritto dei casi che riguardano soprattutto gli scienziati e i giornalisti, ma la possibilità di influenzare il dibattito pubblico sulla scienza attraverso la produzione di informazione che non arriva da fonti tradizionali riguarda molti altri attori, come le case farmaceutiche, le associazioni non governative, i gruppi ambientalisti. In tal senso esistono già diversi progetti consolidati. Ci sono progetti di successo in ambito sanitario in cui attraverso il web 2.0 pazienti, medici, infermieri, assistenti sociali, sono invitati a raccontare le loro esperienze in rete con l’obiettivo di sensibilizzare il grande pubblico, coinvolgere più utenti nell’attività di ricerca, aiutare le famiglie a trovare assieme soluzioni alla fatica del rapporto quotidiano con i propri cari affetti da disturbi. Il principio guida di questi progetti va al di là di un coinvolgimento attivo o passivo: è richiesta una vera e propria partecipazione basata sul riconoscimento e rispetto reciproco dei diversi saperi, esperienze e competenze.
Detto questo, quali sono i possibili scenari che si aprono per il giornalismo scientifico dei prossimi anni?
Affronto la questione nel punto 5 della scaletta.
5. Il giornalismo scientifico dei prossimi anni tra "nuovo giornalismo" ed evoluzione dei rapporti tra scienza e società.
La conclusione è che non c'è più un accordo condiviso sulla definizione di giornalismo scientifico. Due grosse scosse telluriche hanno fatto franare il terreno su cui si poggiavano storicamente le norme e le convenzioni di questa specializzazione giornalistica: una è stata l'emergere di un nuovo ecosistema della comunicazione, problema che riguarda tutto il giornalismo; la seconda il modificarsi dei rapporti tra scienza e società.
Come conseguenza della nascita di un'ecosistema mediatico nuovo, è diventato confuso rispetto al passato il ruolo degli scienziati e delle istituzioni scientifiche nel fornire informazioni. Il giornalismo partecipativo ha determinato come impatto principale l'erosione della linea di confine tra scienziati che comunicano per ragioni promozionali e giornalisti veri e propri.
Questo problema è legato al fatto che la definizione di "giornalismo" in generale si sta estendendo sempre di più per includere forme di produzione dell'informazione che non esistevano fino a poco tempo fa.
Qual è la linea di demarcazione precisa che divide le attività che possiamo chiamare giornalismo da altre forme di comunicazione? Esiste? Non lo so.
Credo che in ogni caso sia arbitraria e che in questo momento si sta giocando una grande battaglia per ridefinire qualcosa su cui alla fine bisognerà prendere una decisione, una decisione che in ultima istanza è di ordine sociale e culturale.
Questo vale a maggior ragione per il giornalismo scientifico, una specializzazione particolarmente cristallizzata in forme e convenzioni sempre meno adeguate al nuovo ecosistema comunicativo. Il giornalismo scientifico continuerà a esistere ma sarà una professione diversa da quella attuale. Quello che vedremo in futuro sarà il frutto di un processo di rivisitazione delle dimensioni che hanno caratterizzato la credibilità giornalistica in passato. Tale rivisitazione dovrà tener conto soprattutto del consumo e dell'uso partecipato delle notizie in cui è centrale il ruolo della rete.
D'altra parte i blog,i siti web e social network mostrano sempre di più che molte problematiche del rapporto tra scienza e società non si possono ridurre unicamente alle componenti scientifiche, ma devono includere questioni più ampie riguardanti la politica, l’economia, l'etica e forme della conoscenza alternative a quelle scientifiche.
Attivare un dialogo efficace significa avere una sensibilità all’ascolto, tener conto del contesto specifico della comunicazione, chiedersi “cosa” va comunicato e “a chi”. Tutti fatti che sembrano scontati ma non lo sono quando si parla di informazione e comunicazione scientifica.
Gli interrogativi sulla crisi del giornalismo scientifico ruotano prevalentemente attorno alla sopravvivenza di giornalisti nati e cresciuti nella carta stampata secondo logiche che non sono più valide universalmente.
Non bisogna confondere questo problema con l’impressione che non ci sia più bisogno di professionisti della comunicazione della scienza. Al contrario. La richiesta di scienza e tecnologia sui media, soprattutto per comprenderne i meccanismi e le implicazioni sociali, è più viva che mai e le competenze richieste al nuovo giornalista scientifico sono, se possibile, ancora maggiori che nel passato. Non gli basta più essere a suo agio con neuroni, funzioni d’onda e proteine e saper produrre dei bei resoconti semplificati della scienza pieni di metafore e analogie. Se vuole continuare a raccontare storie interessanti e utili deve comprendere i cambiamenti del rapporto tra scienza e società cercando di tradurre nella pratica le conseguenze della riconcettualizzazione dei pubblici della scienza raccogliendo allo stesso tempo la sfida dell’evoluzione dei media.
L’ecosistema dei comunicatori della scienza e dei giornalisti scientifici dovrà sempre di più essere abitato da una flora e una fauna di alta biodiversità in grado di sperimentare e proporre nuove narrazioni.
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giovedì 30 settembre 2010
martedì 28 settembre 2010
Scienza e giornalismo partecipativo al Festival di Internazionale (2)
Svolgo il secondo punto della scaletta che mi sono promesso di rispettare per l'intervento che farò fra qualche giornao al Festival di Internazionale a Ferrara, nell'ambito dell'incontro su Scienza e giornalismo partecipativo.
La scaletta è la seguente:
1. Il giornalismo scientifico è in crisi? E le sue difficoltà sono dovute alla rete?
2. Norme e convenzioni del giornalismo scientifico tradizionale
3. Difficoltà del giornalismo scientifico tra new e old media
4. Iniziative innovative
5. Il giornalismo scientifico dei prossimi anni tra "nuovo giornalismo" ed evoluzione dei rapporti tra scienza e società.
Punto 2. Norme e convenzioni del giornalismo scientifico tradizionale
Di scienza sui giornali si scrive fin dalla loro invenzione e ancora di più quando questi si affermano come principale espressione della cultura popolare. La comparsa di una nuova figura redazionale, rispettata e specializzata nel riportare i fatti della scienza è però lenta e successiva.
La notizia scientifica acquista lo status di un genere giornalistico riconoscibile solo verso la fine della Prima Guerra Mondiale. Durante gli anni '30 del Novecento si costituiscono le prime associazioni di professionisti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. A partire dal mondo anglosassone si definisce un modello di norme, convenzioni, pratiche e relazioni che si diffonde con successo in tutto il mondo e rimane incontrastato grosso modo fino agli anni '60 del Novecento, quando in seguito alle istanze dei movimenti pacifisti, ambientalisti e antimilitaristi iniziano a essere raccontati gli aspetti controversi dello sviluppo scientifico.
Nonostante da più di quarant'anni due modelli di giornalismo scientifico si contendano la scena, ancora oggi prevale l'immagine del giornalista scientifico il cui ruolo è quello di fornire un aiuto nel promuovere i benefici della scienza e della tecnologia in nome di un complessivo progresso sociale. Da tale approccio derivano le ragioni per cui un fatto scientifico diventa notiziabile, i "valori notizia" del giornalismo scientifico, vale a dire le modalità attraverso cui alcuni fatti del mondo della scienza, e non altri, trovano spazio sui media.
In sintesi la figura del giornalismo scientifico e del giornalista scientifico tradizionali possono essere così descritte:
a) Funzioni: i giornalisti scientifici devono promuovere un'immagine positiva della scienza e della tecnologia, sono portavoci della Verità al servizio della modernità; il loro compito è di tradurre e di spiegare la scienza riducendo al minimo le distorsioni da un ideale conoscitivo. Fare inchieste e analisi non rientra nei loro compiti. Poco spazio viene lasciato al "perché" gli scienziati fanno il loro lavoro;
b) Pratiche: simbiosi con la comunità scientifica; allineamento con i ritmi della scienza da coprire; autonomia e distinzione dalle altre componenti delle redazioni giornalistiche;
c) Fonti: gli scienziati e le riviste scientifiche, soprattutto quelle con alto impact factor (Nature e Science);
d) Criteri di notiziabilità: attendibilità delle fonti; fascinazione e distanza dalle preoccupazioni quotidiane ad esempio per fisica, astronomia, geologia; conseguenze sulla salute umana per le scienze della vita; importanza dell'impresa conoscitiva in generale e delle ricadute positive dell'avanzamento della conoscenza scientifica per la società;
e) Cornici: le cornici sono strategie impegate dai giornalisti per rendere un fatto significativo agli occhi dei lettori. Le cornici organizzano le idee, danno enfasi ad alcuni aspetti e meno ad altri, vengono definite in modo da risuonare con il backgorund di valori, aspettative e orientamenti dei diversi pubblici, permettono una rapida identificazione delle ragioni per cui una questione è importante, chi può essere il responsabile e per capire ciò che andrebbe fatto.
Il processo di costruzione delle cornici è frutto di negoziazioni attraverso cui si decide ad esempio la posizione, il titolo, le didascalie, le immagini che devono accompagnare un articolo. Diversi attori partecipano alla definizione delle cornici, tra cui giornalisti, redattori, editori, fonti. Complessivamente le cornici hanno una conseguenza non solo nella scelta di quali affermazioni o fatti espressi dalle fonti vegnono selezionate come notiziabili, ma anche nelle convenzioni narrative con cui le notizie sono riportate e nelle possibili conseguenze sulla percezione pubblica.
Nel giornalismo scientifico tradizionale, le convenzioni narrative con cui vengono coperte la scienza e gli scienziati sono: inaccessibilità, superiorità morale, distanza dalla cose ordinarie degli scienziati; la scienza come prodotto finito, le scoperte scientifiche come risultati certi e oggettivi; la scienza come strumento potente di trasformazione sociale e culturale; rapporto causale fra scienza e tecnologia; lo scienziato come figura solitaria, disinteressato e appassionato cercatore della verità.
Queste forme, convenzioni e pratiche hanno generato un certo numero di problemi classici del giornalismo scientifico a cui se ne sono aggiunti dei nuovi sia per l'evoluzione dei rapporti tra scienza e società che per l'emergere delle tecnologie digitali. Questo è l'argomento che tratterò nel terzo punto del mio intervento.
La scaletta è la seguente:
1. Il giornalismo scientifico è in crisi? E le sue difficoltà sono dovute alla rete?
2. Norme e convenzioni del giornalismo scientifico tradizionale
3. Difficoltà del giornalismo scientifico tra new e old media
4. Iniziative innovative
5. Il giornalismo scientifico dei prossimi anni tra "nuovo giornalismo" ed evoluzione dei rapporti tra scienza e società.
Punto 2. Norme e convenzioni del giornalismo scientifico tradizionale
Di scienza sui giornali si scrive fin dalla loro invenzione e ancora di più quando questi si affermano come principale espressione della cultura popolare. La comparsa di una nuova figura redazionale, rispettata e specializzata nel riportare i fatti della scienza è però lenta e successiva.
La notizia scientifica acquista lo status di un genere giornalistico riconoscibile solo verso la fine della Prima Guerra Mondiale. Durante gli anni '30 del Novecento si costituiscono le prime associazioni di professionisti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. A partire dal mondo anglosassone si definisce un modello di norme, convenzioni, pratiche e relazioni che si diffonde con successo in tutto il mondo e rimane incontrastato grosso modo fino agli anni '60 del Novecento, quando in seguito alle istanze dei movimenti pacifisti, ambientalisti e antimilitaristi iniziano a essere raccontati gli aspetti controversi dello sviluppo scientifico.
Nonostante da più di quarant'anni due modelli di giornalismo scientifico si contendano la scena, ancora oggi prevale l'immagine del giornalista scientifico il cui ruolo è quello di fornire un aiuto nel promuovere i benefici della scienza e della tecnologia in nome di un complessivo progresso sociale. Da tale approccio derivano le ragioni per cui un fatto scientifico diventa notiziabile, i "valori notizia" del giornalismo scientifico, vale a dire le modalità attraverso cui alcuni fatti del mondo della scienza, e non altri, trovano spazio sui media.
In sintesi la figura del giornalismo scientifico e del giornalista scientifico tradizionali possono essere così descritte:
a) Funzioni: i giornalisti scientifici devono promuovere un'immagine positiva della scienza e della tecnologia, sono portavoci della Verità al servizio della modernità; il loro compito è di tradurre e di spiegare la scienza riducendo al minimo le distorsioni da un ideale conoscitivo. Fare inchieste e analisi non rientra nei loro compiti. Poco spazio viene lasciato al "perché" gli scienziati fanno il loro lavoro;
b) Pratiche: simbiosi con la comunità scientifica; allineamento con i ritmi della scienza da coprire; autonomia e distinzione dalle altre componenti delle redazioni giornalistiche;
c) Fonti: gli scienziati e le riviste scientifiche, soprattutto quelle con alto impact factor (Nature e Science);
d) Criteri di notiziabilità: attendibilità delle fonti; fascinazione e distanza dalle preoccupazioni quotidiane ad esempio per fisica, astronomia, geologia; conseguenze sulla salute umana per le scienze della vita; importanza dell'impresa conoscitiva in generale e delle ricadute positive dell'avanzamento della conoscenza scientifica per la società;
e) Cornici: le cornici sono strategie impegate dai giornalisti per rendere un fatto significativo agli occhi dei lettori. Le cornici organizzano le idee, danno enfasi ad alcuni aspetti e meno ad altri, vengono definite in modo da risuonare con il backgorund di valori, aspettative e orientamenti dei diversi pubblici, permettono una rapida identificazione delle ragioni per cui una questione è importante, chi può essere il responsabile e per capire ciò che andrebbe fatto.
Il processo di costruzione delle cornici è frutto di negoziazioni attraverso cui si decide ad esempio la posizione, il titolo, le didascalie, le immagini che devono accompagnare un articolo. Diversi attori partecipano alla definizione delle cornici, tra cui giornalisti, redattori, editori, fonti. Complessivamente le cornici hanno una conseguenza non solo nella scelta di quali affermazioni o fatti espressi dalle fonti vegnono selezionate come notiziabili, ma anche nelle convenzioni narrative con cui le notizie sono riportate e nelle possibili conseguenze sulla percezione pubblica.
Nel giornalismo scientifico tradizionale, le convenzioni narrative con cui vengono coperte la scienza e gli scienziati sono: inaccessibilità, superiorità morale, distanza dalla cose ordinarie degli scienziati; la scienza come prodotto finito, le scoperte scientifiche come risultati certi e oggettivi; la scienza come strumento potente di trasformazione sociale e culturale; rapporto causale fra scienza e tecnologia; lo scienziato come figura solitaria, disinteressato e appassionato cercatore della verità.
Queste forme, convenzioni e pratiche hanno generato un certo numero di problemi classici del giornalismo scientifico a cui se ne sono aggiunti dei nuovi sia per l'evoluzione dei rapporti tra scienza e società che per l'emergere delle tecnologie digitali. Questo è l'argomento che tratterò nel terzo punto del mio intervento.
sabato 25 settembre 2010
Scienza e giornalismo partecipativo a Ferrara in occasione del Festival di Internazionale
Venerdì prossimo primo ottobre, nell'ambito delle iniziative legate al Festival di Internazionale a Ferrara, si parla di scienza e giornalismo partecipativo. Sul sito di Youcapital si trova il comunicato stampa dell'evento a cui partecipo anche io.
L'abstract che ho inviato agli organizzatori è il seguente:
L'epoca in cui il giornalista scientifico godeva di un trattamento privilegiato all'interno delle redazioni è finita. Si restringono i suoi spazi in quotidiani, riviste, radio e tv e la sua autorità narrativa è contestata dal ruolo crescente dei pubblici che popolano l'ecosistema comunicativo digitale. Il giornalismo scientifico, da una parte, subisce in modo significativo le conseguenze della riconfigurazione storica che sta segnando il passaggio dai mass-media tradizionali alla comunicazione collaborativa in rete. Dall'altra, quelle legate al mutato rapporto tra scienza e società. Eppure c'è sempre più bisogno di informazione su temi di scienza, tecnologia, medicina.
E c'è bisogno di nuove professionalità che sappiano districarsi nell'interazione tra nuovi media e media tradizionali. Il giornalismo scientifico può diventare uno dei settori più vitali del giornalismo dei prossimi anni, a patto che esca dai limiti del genere, inauguri nuove narrazioni e accetti le logiche dell'informazione in rete.
Penso che seguirò la seguente scaletta:
1. Il giornalismo scientifico è in crisi? E le sue difficoltà sono dovute alla rete?
2. Norme e convenzioni del giornalismo scientifico tradizionale
3. Difficoltà del giornalismo scientifico tra new e old media
4. Iniziative innovative
5. Il giornalismo scientifico dei prossimi anni tra "nuovo giornalismo" ed evoluzione dei rapporti tra scienza e società.
Punto 1.
Da un po' di tempo la crisi del giornalismo scientifico è diventata centrale nelle discussioni tra gli addetti ai lavori. Lo scorso anno è stata un argomento centrale della Sesta Conferenza Mondiale dei Giornalisti Scientifici tenutasi a luglio a Londra. Da alcuni la crisi è considerata un'opportunità per ripensare forme, modi e pratiche del giornalismo in generale. Per altri si tratta della fine di un genere specialistico che ha goduto di una certa fortuna nel mondo dell'informazione e che si sta inesorabilmente avviando verso la fine.
Alla Conferenza Mondiale dei giornalisti scientifici si è dibattuto molto dei trend nel reclutamento e nell'uso di specialisti dell'informazione su questioni scientifiche, mediche e tecnologiche. La percezione diffusa, soprattutto negli Stati Uniti, è che ci sia una drammatica riduzione dei posti di lavoro per i giornalisti scientifici nelle redazioni di quotidiani, magazine, radio e televisioni. Bisogna sottolineare che queste percezioni hanno bisogno di un'evidenza empirica. In ogni caso, è un tipo di discussione in linea coi dibattiti su una più generale crisi dell'industria e della professione giornalistica, in particolare di alcuni suoi prodotti classici, come la stampa quotidiana.
Non è un segreto che questa industria sta subendo un'emorragia occupazionale senza precedenti.
Il modello di business per giornalismo della carta stampata sta collassando per una combinazione di fattori: diminuizione della diffusione di copie e di lettori, recessione, calo delle inserzioni pubblicitarie. Questa tendenza è particolarmente significativa per i giornalisti specializzati. La scienza è considerata un argomento specialistico, di nicchia. Le pressioni economiche stanno forzando le organizzazioni mediatiche a ridurre il loro impegno nel trattare la scienza e a tagliare posti di lavoro con la motivazione di rifocalizzare le priorità attorno ad argomenti non-specialistici.
E' un approccio che considera l'informazione scientifica un bene di lusso che in tempi di crisi non ci si può permettere. E' un atteggiamento miope non solo perché non considera il ruolo che il giornalismo scientifico può e deve giocare nella ristrutturazione del giornalismo del futuro, ma di corto raggio anche da un punto di vista più pragmatico: le storie sul cambiamento climatico, la ricerca sulle cellule staminali, l'evoluzione, il bio-terrorismo, sono interessanti per i lettori e vendono.
Nelle discussioni sulla crisi del giornalismo scientifico, il colpevole è spesso individuato in Internet e nelle nuove tecnologie.
Credo che la rete ha causato una crisi occupazionale per i giornalisti scientifici tradizionali e ha messo in evidenza i limiti delle forme e delle convenzioni del giornalismo scientifico tradizionale. Si tratta di professionisti che hanno definito storicamente le loro pratiche di lavoro soprattutto nel mondo della carta stampata.
Da una parte, questa crisi non va confusa con una crisi generale della comunicazione della scienza, che è al contrario in una fase vitale e di grande sviluppo. Non c'è paragone, anche rispetto al recente passato, nelle modalità con cui, grazie alla rete, il mondo scientifico interagisce con un numero crescente di pubblici per ragioni, fra l'altro, molto più articolate di quelle tradizionalmente assegnate al giornalismo scientifico. E' un momento molto creativo e stimolante per il giornalismo scientifico. Più in generale, si stanno sperimentando e stanno emergendo nuovi metodi di produzione e validazione dell'informazione. Si stanno definendo nuove modalità con cui il giornalismo, incluso il giornalismo scientifico, costruisce la sua credibilità attraverso relazioni e negoziazioni inedite con le fonti produttrici degli eventi e con il pubblico di consumatori delle notizie. Nel caso del giornalismo scientifico, in queste negoziazioni differenti rispetto al passato, un ruolo cruciale e controverso lo giocano gli scienziati stessi.
Dall'altra parte, la crisi occupazionale della figura del giornalista scientifico nelle redazioni dei mezzi di comunicazione di massa non va sottovalutata. Perché, se è vero che alla diminuzione dei posti di lavoro full- time per i giornalisti scientifici nelle redazioni si associa la crescita di altri spazi di comunicazione scientifica, i nuovi attori subentrati non possono svolgere alcune delle funzioni centrali del giornalista.
L'abstract che ho inviato agli organizzatori è il seguente:
L'epoca in cui il giornalista scientifico godeva di un trattamento privilegiato all'interno delle redazioni è finita. Si restringono i suoi spazi in quotidiani, riviste, radio e tv e la sua autorità narrativa è contestata dal ruolo crescente dei pubblici che popolano l'ecosistema comunicativo digitale. Il giornalismo scientifico, da una parte, subisce in modo significativo le conseguenze della riconfigurazione storica che sta segnando il passaggio dai mass-media tradizionali alla comunicazione collaborativa in rete. Dall'altra, quelle legate al mutato rapporto tra scienza e società. Eppure c'è sempre più bisogno di informazione su temi di scienza, tecnologia, medicina.
E c'è bisogno di nuove professionalità che sappiano districarsi nell'interazione tra nuovi media e media tradizionali. Il giornalismo scientifico può diventare uno dei settori più vitali del giornalismo dei prossimi anni, a patto che esca dai limiti del genere, inauguri nuove narrazioni e accetti le logiche dell'informazione in rete.
Penso che seguirò la seguente scaletta:
1. Il giornalismo scientifico è in crisi? E le sue difficoltà sono dovute alla rete?
2. Norme e convenzioni del giornalismo scientifico tradizionale
3. Difficoltà del giornalismo scientifico tra new e old media
4. Iniziative innovative
5. Il giornalismo scientifico dei prossimi anni tra "nuovo giornalismo" ed evoluzione dei rapporti tra scienza e società.
Punto 1.
Da un po' di tempo la crisi del giornalismo scientifico è diventata centrale nelle discussioni tra gli addetti ai lavori. Lo scorso anno è stata un argomento centrale della Sesta Conferenza Mondiale dei Giornalisti Scientifici tenutasi a luglio a Londra. Da alcuni la crisi è considerata un'opportunità per ripensare forme, modi e pratiche del giornalismo in generale. Per altri si tratta della fine di un genere specialistico che ha goduto di una certa fortuna nel mondo dell'informazione e che si sta inesorabilmente avviando verso la fine.
Alla Conferenza Mondiale dei giornalisti scientifici si è dibattuto molto dei trend nel reclutamento e nell'uso di specialisti dell'informazione su questioni scientifiche, mediche e tecnologiche. La percezione diffusa, soprattutto negli Stati Uniti, è che ci sia una drammatica riduzione dei posti di lavoro per i giornalisti scientifici nelle redazioni di quotidiani, magazine, radio e televisioni. Bisogna sottolineare che queste percezioni hanno bisogno di un'evidenza empirica. In ogni caso, è un tipo di discussione in linea coi dibattiti su una più generale crisi dell'industria e della professione giornalistica, in particolare di alcuni suoi prodotti classici, come la stampa quotidiana.
Non è un segreto che questa industria sta subendo un'emorragia occupazionale senza precedenti.
Il modello di business per giornalismo della carta stampata sta collassando per una combinazione di fattori: diminuizione della diffusione di copie e di lettori, recessione, calo delle inserzioni pubblicitarie. Questa tendenza è particolarmente significativa per i giornalisti specializzati. La scienza è considerata un argomento specialistico, di nicchia. Le pressioni economiche stanno forzando le organizzazioni mediatiche a ridurre il loro impegno nel trattare la scienza e a tagliare posti di lavoro con la motivazione di rifocalizzare le priorità attorno ad argomenti non-specialistici.
E' un approccio che considera l'informazione scientifica un bene di lusso che in tempi di crisi non ci si può permettere. E' un atteggiamento miope non solo perché non considera il ruolo che il giornalismo scientifico può e deve giocare nella ristrutturazione del giornalismo del futuro, ma di corto raggio anche da un punto di vista più pragmatico: le storie sul cambiamento climatico, la ricerca sulle cellule staminali, l'evoluzione, il bio-terrorismo, sono interessanti per i lettori e vendono.
Nelle discussioni sulla crisi del giornalismo scientifico, il colpevole è spesso individuato in Internet e nelle nuove tecnologie.
Credo che la rete ha causato una crisi occupazionale per i giornalisti scientifici tradizionali e ha messo in evidenza i limiti delle forme e delle convenzioni del giornalismo scientifico tradizionale. Si tratta di professionisti che hanno definito storicamente le loro pratiche di lavoro soprattutto nel mondo della carta stampata.
Da una parte, questa crisi non va confusa con una crisi generale della comunicazione della scienza, che è al contrario in una fase vitale e di grande sviluppo. Non c'è paragone, anche rispetto al recente passato, nelle modalità con cui, grazie alla rete, il mondo scientifico interagisce con un numero crescente di pubblici per ragioni, fra l'altro, molto più articolate di quelle tradizionalmente assegnate al giornalismo scientifico. E' un momento molto creativo e stimolante per il giornalismo scientifico. Più in generale, si stanno sperimentando e stanno emergendo nuovi metodi di produzione e validazione dell'informazione. Si stanno definendo nuove modalità con cui il giornalismo, incluso il giornalismo scientifico, costruisce la sua credibilità attraverso relazioni e negoziazioni inedite con le fonti produttrici degli eventi e con il pubblico di consumatori delle notizie. Nel caso del giornalismo scientifico, in queste negoziazioni differenti rispetto al passato, un ruolo cruciale e controverso lo giocano gli scienziati stessi.
Dall'altra parte, la crisi occupazionale della figura del giornalista scientifico nelle redazioni dei mezzi di comunicazione di massa non va sottovalutata. Perché, se è vero che alla diminuzione dei posti di lavoro full- time per i giornalisti scientifici nelle redazioni si associa la crescita di altri spazi di comunicazione scientifica, i nuovi attori subentrati non possono svolgere alcune delle funzioni centrali del giornalista.
martedì 21 settembre 2010
Errori in prima pagina sull'Alzheimer: non convince il mea culpa del New York Times
Paul Reaburn sul Knight Science Journalism (KSJ) Tracker riporta le rettifiche del New York Times riguardo a un articolo scritto lo scorso agosto da Gina Kolata sull'attendibilità di un nuovo test predittivo dell'insorgenza dell'Alzheimer.
Kolata scriveva che il test "can be 100 percent accurate". Il Times ha segnalato recentemente le approssimazioni e gli errori contenuti nell'articolo. Secondo Reaburn in modo troppo soft. Bisognava esplicitamente dire che "The article was wrong when".
Al di là del merito è un caso interessante di come attraverso la rete la vita di un articolo si può allungare e permettere una sorta di peer-review a posteriori. Può essere una strada possibile per migliorare la qualità del giornalismo scientifico, come fa dal 2006 il KSJ Tracker, un servizio per giornalisti scientifici creato e finanziato dal Knight Science Journalism Fellowship Program al MIT.
Kolata scriveva che il test "can be 100 percent accurate". Il Times ha segnalato recentemente le approssimazioni e gli errori contenuti nell'articolo. Secondo Reaburn in modo troppo soft. Bisognava esplicitamente dire che "The article was wrong when".
Al di là del merito è un caso interessante di come attraverso la rete la vita di un articolo si può allungare e permettere una sorta di peer-review a posteriori. Può essere una strada possibile per migliorare la qualità del giornalismo scientifico, come fa dal 2006 il KSJ Tracker, un servizio per giornalisti scientifici creato e finanziato dal Knight Science Journalism Fellowship Program al MIT.
Etichette:
alzheimer,
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giovedì 16 settembre 2010
Call for papers su giornalismo scientifico e internet
Se qualcuno ha delle ricerche da presentare sul giornalismo scientifico nell'era digitale può partecipare a questa call:
‘Science Journalism in a Digital Age’
Special Issue of Journalism: Theory, Practice and Criticism
Guest Editor: Stuart Allan, Bournemouth University, UK
In taking science journalism as its focus, this special issue of Journalism will seek to contribute to current debates about the ways in which this important genre of reporting is being transformed by the changes ushered in by digital media.
Today it is readily apparent that precisely what counts as ‘science news’ is undergoing dramatic redefinition as the convergence of ‘old’ and ‘new’ media continues apace. The challenges facing the science journalist have always been formidable, of course, but the internet and associated digital technologies are bringing to bear new pressures and constraints – as well as creating fresh opportunities for innovation – deserving of our close attention. While the very future of science journalism is being called into question by some, others point to alternative approaches to science reporting that are flourishing online.
In exploring these concerns, this special issue’s agenda is informed by a sense of urgency. At a time when many news organizations are under intense financial pressure to trim or reduce expenditure on specialist, investigative reporting, it is all too often the case that science news is regarded as expendable. In the eyes of some, it is a luxury increasingly difficult to justify when other types of news will be more popular with audiences (and thus advertisers). CNN’s decision to cut its entire science, technology and environment news staff, for example, provoked widespread alarm when it was announced in 2008. Few commentators failed to note the irony that science issues – such as climate change, stem cell research, evolution and bio-terrorism – were proving sufficiently controversial to attract intense news coverage at the time.
Accordingly, a guiding theme of the special issue is that current assessments of the news media’s public responsibilities in a democracy can be enriched by inquiries into the changing nature of science journalism. Possible topics to be examined may include:
• The political economy of science journalism
• Journalists’ uses of digital technologies in science reporting
• Rethinking the news values of science coverage
• Scientists as news sources and the politics of expertise
• The framing of controversy in science stories
• The impact of blogging on science news
• Audience perceptions of science news on the web
• Science journalism and social networking
Prospective authors should submit an abstract of approximately 250 words by email to Stuart Allan (sallan@bournemouth.ac.uk). A selection of authors will be invited to submit a full paper according to the journal’s Notes for Contributors. Acceptance of the abstract does not guarantee publication, given that all papers will be subjected to peer review.
Timeline
Deadline for abstracts: 1 October, 2010; deadline for submission of articles: 31 December, 2010. Final revised papers due: March, 2011. Publication: Volume 12, No. 7
Stuart Allan’s science-related publications include Environmental Risks and the Media (co-edited, 2000), Media, Risk and Science (2002), and Nanotechnology, Risk and Communication (co-authored, 2009). Recent co-written journal articles have appeared in New Genetics and Society (2005), Science Communication (2005), Health, Risk & Society (2007), Public Understanding of Science (2009), and Journal of Risk Research (2010).
‘Science Journalism in a Digital Age’
Special Issue of Journalism: Theory, Practice and Criticism
Guest Editor: Stuart Allan, Bournemouth University, UK
In taking science journalism as its focus, this special issue of Journalism will seek to contribute to current debates about the ways in which this important genre of reporting is being transformed by the changes ushered in by digital media.
Today it is readily apparent that precisely what counts as ‘science news’ is undergoing dramatic redefinition as the convergence of ‘old’ and ‘new’ media continues apace. The challenges facing the science journalist have always been formidable, of course, but the internet and associated digital technologies are bringing to bear new pressures and constraints – as well as creating fresh opportunities for innovation – deserving of our close attention. While the very future of science journalism is being called into question by some, others point to alternative approaches to science reporting that are flourishing online.
In exploring these concerns, this special issue’s agenda is informed by a sense of urgency. At a time when many news organizations are under intense financial pressure to trim or reduce expenditure on specialist, investigative reporting, it is all too often the case that science news is regarded as expendable. In the eyes of some, it is a luxury increasingly difficult to justify when other types of news will be more popular with audiences (and thus advertisers). CNN’s decision to cut its entire science, technology and environment news staff, for example, provoked widespread alarm when it was announced in 2008. Few commentators failed to note the irony that science issues – such as climate change, stem cell research, evolution and bio-terrorism – were proving sufficiently controversial to attract intense news coverage at the time.
Accordingly, a guiding theme of the special issue is that current assessments of the news media’s public responsibilities in a democracy can be enriched by inquiries into the changing nature of science journalism. Possible topics to be examined may include:
• The political economy of science journalism
• Journalists’ uses of digital technologies in science reporting
• Rethinking the news values of science coverage
• Scientists as news sources and the politics of expertise
• The framing of controversy in science stories
• The impact of blogging on science news
• Audience perceptions of science news on the web
• Science journalism and social networking
Prospective authors should submit an abstract of approximately 250 words by email to Stuart Allan (sallan@bournemouth.ac.uk). A selection of authors will be invited to submit a full paper according to the journal’s Notes for Contributors. Acceptance of the abstract does not guarantee publication, given that all papers will be subjected to peer review.
Timeline
Deadline for abstracts: 1 October, 2010; deadline for submission of articles: 31 December, 2010. Final revised papers due: March, 2011. Publication: Volume 12, No. 7
Stuart Allan’s science-related publications include Environmental Risks and the Media (co-edited, 2000), Media, Risk and Science (2002), and Nanotechnology, Risk and Communication (co-authored, 2009). Recent co-written journal articles have appeared in New Genetics and Society (2005), Science Communication (2005), Health, Risk & Society (2007), Public Understanding of Science (2009), and Journal of Risk Research (2010).
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mercoledì 8 settembre 2010
Giornalismo scientifico: altre narrazioni sono possibili
Il giornalismo scientifico si è definito storicamente, soprattutto a partire dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, come quell'attività professionale che consiste nel riportare sui media le scoperte della scienza in un linguaggio comprensibile ai non-esperti.
Questo obiettivo ha determinato specifiche routine produttive: in primis la pratica di aspettare la pubblicazione del paper accreditato dalle riviste scientifiche attraverso il processo di peer-review prima di fare uscire la notizia su radio, giornali, televisioni.
Il contesto di produzione della conoscenza scientifica e le sue implicazioni etiche, politiche, sociali non fanno parte degli interessi del giornalismo scientifico tradizionale.
Alice Bell ha scritto un post interessante su un possibile giornalismo scientifico upstream. In sintesi bisogna parlare, dice Alice, non solo della "scienza pronta all'uso" ma anche della "scienza-in-azione", la scienza nel suo farsi.
Elementi della narrazione proposta da Alice: il laboratorio scientifico, e più in generale il contesto in cui si svolge l'azione di ricerca degli scienziati, è come un teatro; su questa scena gli scienziati "trovano interessante", "si meravigliano", "sono eccitati" da qualcosa e non, in modo anonimo, "hanno scoperto che", "stanno lavorando per". Puntare più al processo che al risultato, insomma.
Altro punto importante del post è mostrare non solo il lavoro degli scienziati nel suo farsi ma anche quello dei giornalisti scientifici. Bisogna usare il web per far capire al pubblico come il giornalista costruisce la notizia e come si modifica nel tempo la storia che sta raccontando attraverso anche la partecipazione dei lettori.
Il post di Alice ha ricevuto molti commenti e anche critiche. Al di là di alcune obiezioni condivisibili trovo la discussione interessante perché è un esempio concreto di perché e di come si debbano cercare nuove narrazioni per la scienza sui media. Il mantra dell'innovazione nell'informazione riguarda anche il giornalismo scientifico, a mio parere soprattutto il giornalismo scientifico.
La narrazione, insieme ai software, alle routine produttive, al design sono gli elementi di cui discutere. Attraverso la sperimentazione su tutti questi aspetti l'informazione su scienza e tecnologia deve trovare il suo ruolo da protagonista nel nuovo ecosistema della comunicazione.
Questo obiettivo ha determinato specifiche routine produttive: in primis la pratica di aspettare la pubblicazione del paper accreditato dalle riviste scientifiche attraverso il processo di peer-review prima di fare uscire la notizia su radio, giornali, televisioni.
Il contesto di produzione della conoscenza scientifica e le sue implicazioni etiche, politiche, sociali non fanno parte degli interessi del giornalismo scientifico tradizionale.
Alice Bell ha scritto un post interessante su un possibile giornalismo scientifico upstream. In sintesi bisogna parlare, dice Alice, non solo della "scienza pronta all'uso" ma anche della "scienza-in-azione", la scienza nel suo farsi.
Elementi della narrazione proposta da Alice: il laboratorio scientifico, e più in generale il contesto in cui si svolge l'azione di ricerca degli scienziati, è come un teatro; su questa scena gli scienziati "trovano interessante", "si meravigliano", "sono eccitati" da qualcosa e non, in modo anonimo, "hanno scoperto che", "stanno lavorando per". Puntare più al processo che al risultato, insomma.
Altro punto importante del post è mostrare non solo il lavoro degli scienziati nel suo farsi ma anche quello dei giornalisti scientifici. Bisogna usare il web per far capire al pubblico come il giornalista costruisce la notizia e come si modifica nel tempo la storia che sta raccontando attraverso anche la partecipazione dei lettori.
Il post di Alice ha ricevuto molti commenti e anche critiche. Al di là di alcune obiezioni condivisibili trovo la discussione interessante perché è un esempio concreto di perché e di come si debbano cercare nuove narrazioni per la scienza sui media. Il mantra dell'innovazione nell'informazione riguarda anche il giornalismo scientifico, a mio parere soprattutto il giornalismo scientifico.
La narrazione, insieme ai software, alle routine produttive, al design sono gli elementi di cui discutere. Attraverso la sperimentazione su tutti questi aspetti l'informazione su scienza e tecnologia deve trovare il suo ruolo da protagonista nel nuovo ecosistema della comunicazione.
lunedì 19 luglio 2010
La comunicazione della scienza per lo sviluppo
Un editoriale di David Dickson, direttore di Scidev.net, sottolinea che aiutare i paesi in via di sviluppo a comunicare e a usare la scienza è essenziale per gli aiuti internazionali e la diplomazia.
Il pezzo di Dickson offre spunti utili per intravedere le possibilità di sviluppo del giornalismo scientifico in latitudini diverse dalla nostre. Scrive Dickson:
"And that again underlines the importance of science communication. The key word here is 'inform'. Informing policy decisions means ensuring that all stakeholders have access to relevant scientific information, in a form they can easily understand — in other words, to well-communicated science."
Il pezzo di Dickson offre spunti utili per intravedere le possibilità di sviluppo del giornalismo scientifico in latitudini diverse dalla nostre. Scrive Dickson:
"And that again underlines the importance of science communication. The key word here is 'inform'. Informing policy decisions means ensuring that all stakeholders have access to relevant scientific information, in a form they can easily understand — in other words, to well-communicated science."
SciDev.Net: Science communication for development from SciDev.Net on Vimeo.
lunedì 7 giugno 2010
I migliori post su media e web 2.0 di "A blog around the clock"
Bora Zivkovic fa la lista dei migliori post usciti sul rapporto tra media, giornalismo e blogging dal 2004 a oggi pubblicati sul suo blog molto seguito "A blog around the clock"
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giovedì 20 maggio 2010
Risorse per i giornalisti che si occupano di biodiversità: nuove forme di informazione scientifica
Un gruppo internazionale di enti di ricerca su temi riguardanti la biodiversità hanno realizzato uno strumento online indirizzato ai giornalisti. Si tratta del Biodiversity Media Alliance , costruito sulla piattaforma Ning, specializzata nella creazione di social netwok.
L'ecosistema della comunicazione della scienza si arricchisce grazie alle possibilità offerte dalla rete di creare o occupare nuove nicchie ecologiche. Alcuni scienziati comprendono sempre di più l'articolazione fine del sistema della comunicazione. Il Biodiversity Media Alliance va nella direzione di creare alleanze con i giornalisti, secondo uno schema diverso da quello classico degli uffici stampa, cercando coinvolgimento e partecipazione degli operatori dell'informazione grazie alla qualità dei contenuti offerti, ai materiali e soprattutto mostrandosi disponibili alla conversazione, almeno in linea di principio.
Futurity.org, di cui abbiamo già parlato indirettamente in un altro post, è un esempio invece basato sulla disintermediazione.
L'ecosistema della comunicazione della scienza si arricchisce grazie alle possibilità offerte dalla rete di creare o occupare nuove nicchie ecologiche. Alcuni scienziati comprendono sempre di più l'articolazione fine del sistema della comunicazione. Il Biodiversity Media Alliance va nella direzione di creare alleanze con i giornalisti, secondo uno schema diverso da quello classico degli uffici stampa, cercando coinvolgimento e partecipazione degli operatori dell'informazione grazie alla qualità dei contenuti offerti, ai materiali e soprattutto mostrandosi disponibili alla conversazione, almeno in linea di principio.
Futurity.org, di cui abbiamo già parlato indirettamente in un altro post, è un esempio invece basato sulla disintermediazione.
giovedì 13 maggio 2010
Il Cern, Twitter e riflessione sulle riflessioni attorno al giornalismo scientifico
Secondo un post dal Science Media Forum in corso a Madrid in questi giorni, il portavoce del Cern James Gillian considera possibile un'integrazione tra vecchi e nuovi media nel giornalismo scientifico.
Gillian ha anche citato l'esperienza dell'uso di Twitter da parte del Cern come un fatto sostanizalmente positivo.
Un'istituzione importante come il Cern si rende conto che sta accadendo qualcosa di grosso nell'ecosistema dell'informazione e sfrutta i nuovi media per discutere e aggiornare su quanto accade all'acceleratore di particelle più grande al mondo.
Prima considerazione: non è certo un'operazione di "divulgazione" ma di promozione. Siamo molto più vicini alle logiche del marketing e del PR che a quelle del trasferimento di contenuti. Niente di male, credo che l'ufficio di comunicazione del CERN faccia una scelta giusta. Mi chiedo: cosa ne penseranno i fisici?
Seconda considerazione: la scelta del Cern rende evidente che è la logica dei media, anche e soprattutto dei nuovi media, che predomina sul modello comunicativo voluto ancora da molti scienziati: io spiego, il giornalista traduce, il pubblico ascolta.
La scienza non è un caso speciale per i media. Lo è ancor di meno con la rete e i social network. Mi chiedo di nuovo: gli scienziati sono pronti a cogliere le implicazioni di questi cambiamenti? Non mi sembra.
Terza considerazione: il web 2.0 va nella direzione di un dialogo vero fra scienza e società? L'esperienza di Twitter al Cern potrebbe far pensare che i nuovi media aprono una strada concreta all'engagement. In realtà non mi sembra così. Ho l'impressione che i nuovi media da parte delle istituzioni scientifiche siano usati nel vecchio abito del deficit o in quello sempre più necessario delle pubbliche relazioni.
Quarta considerazione: le discussioni come quelle al Science Media Forum, almeno da quanto riportato dal post, si interrogano sulle sue possibilità di sopravvivenza del giornalismo scientifico. Mi sembra che manchi un discorso di respiro più ampio.
Sarebbe interessante riportare al caso del giornalismo scientifico analisi che vengono svolte sul giornalismo più in generale e che mi sembrano più profonde.
Non credo che sia interessante continuare a chiedersi se il vecchio mondo sopravviverà e quale prezzo pagherà a causa della rete. Forse più stimolante è interrogarsi su qual è il modo più sensato e significativo per abitare il nuovo mondo.
Nel caso del giornalismo scientifico è ancora più difficile perché è un genere giornalistico che si è storicamente definito in forte simbiosi con la carta stampata e soprattutto con l'idea che la sua funzione fosse esclusivamente quella di tradurre la scienza. Il giornalismo scientifico per gran parte della sua tradizione è stato concepito come un'estensione pubblica del punto di vista degli scienziati e delle istituzioni di ricerca.
Molto del disagio a condurre un'analisi più profonda sull'evoluzione dell'ecosistema della comunicazione nell'ambito dell'informazione su scienza, tecnologia e medicina dipende anche da questo fatto.
Gillian ha anche citato l'esperienza dell'uso di Twitter da parte del Cern come un fatto sostanizalmente positivo.
Un'istituzione importante come il Cern si rende conto che sta accadendo qualcosa di grosso nell'ecosistema dell'informazione e sfrutta i nuovi media per discutere e aggiornare su quanto accade all'acceleratore di particelle più grande al mondo.
Prima considerazione: non è certo un'operazione di "divulgazione" ma di promozione. Siamo molto più vicini alle logiche del marketing e del PR che a quelle del trasferimento di contenuti. Niente di male, credo che l'ufficio di comunicazione del CERN faccia una scelta giusta. Mi chiedo: cosa ne penseranno i fisici?
Seconda considerazione: la scelta del Cern rende evidente che è la logica dei media, anche e soprattutto dei nuovi media, che predomina sul modello comunicativo voluto ancora da molti scienziati: io spiego, il giornalista traduce, il pubblico ascolta.
La scienza non è un caso speciale per i media. Lo è ancor di meno con la rete e i social network. Mi chiedo di nuovo: gli scienziati sono pronti a cogliere le implicazioni di questi cambiamenti? Non mi sembra.
Terza considerazione: il web 2.0 va nella direzione di un dialogo vero fra scienza e società? L'esperienza di Twitter al Cern potrebbe far pensare che i nuovi media aprono una strada concreta all'engagement. In realtà non mi sembra così. Ho l'impressione che i nuovi media da parte delle istituzioni scientifiche siano usati nel vecchio abito del deficit o in quello sempre più necessario delle pubbliche relazioni.
Quarta considerazione: le discussioni come quelle al Science Media Forum, almeno da quanto riportato dal post, si interrogano sulle sue possibilità di sopravvivenza del giornalismo scientifico. Mi sembra che manchi un discorso di respiro più ampio.
Sarebbe interessante riportare al caso del giornalismo scientifico analisi che vengono svolte sul giornalismo più in generale e che mi sembrano più profonde.
Non credo che sia interessante continuare a chiedersi se il vecchio mondo sopravviverà e quale prezzo pagherà a causa della rete. Forse più stimolante è interrogarsi su qual è il modo più sensato e significativo per abitare il nuovo mondo.
Nel caso del giornalismo scientifico è ancora più difficile perché è un genere giornalistico che si è storicamente definito in forte simbiosi con la carta stampata e soprattutto con l'idea che la sua funzione fosse esclusivamente quella di tradurre la scienza. Il giornalismo scientifico per gran parte della sua tradizione è stato concepito come un'estensione pubblica del punto di vista degli scienziati e delle istituzioni di ricerca.
Molto del disagio a condurre un'analisi più profonda sull'evoluzione dell'ecosistema della comunicazione nell'ambito dell'informazione su scienza, tecnologia e medicina dipende anche da questo fatto.
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venerdì 7 maggio 2010
Da leggere sul futuro del giornalismo scientifico: report dal Science Media Forum
In occasione del Science and Media Forum che si terrà nei prossimi giorni a Madrid un report scritto da Valdimir De Semir.
Temi affrontati: la crisi dei media, la ridefinizione del ruolo del giornalista scientifico, il declino delle sezioni dedicate alla scienza sui giornali, il ruolo di Internet. Da leggere e commentare.
Temi affrontati: la crisi dei media, la ridefinizione del ruolo del giornalista scientifico, il declino delle sezioni dedicate alla scienza sui giornali, il ruolo di Internet. Da leggere e commentare.
giovedì 22 aprile 2010
Giornalismo scientifico e twitter
Sul blog del Science and Media Forum Veerman si chiede se Twitter può essere utile al giornalismo scientifico. Dubbi, paure e sorprese di chi ha scoperto da poco il mezzo. Niente di profondo ma se qualcuno vuole partecipare alla discussione può essere interessante.
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giovedì 15 aprile 2010
Nuovo blog per Science and Media Forum a Madrid
Il prossimo 12 maggio si svolge a Madrid, per un paio di giorni, il Science and Media Forum.
La crisi del giornalismo scientifico e il suo futuro al centro della discussione:
"Media For Science Forum 2010 (MFSF2010) is a science journalism European congress that will deal with strategic issues about science communication and science journalism and its social dimension. Science journalism plays a vital role in informing and educating audiences about the scientific advances and their social applications, yet it faces unprecedented challenges and opportunities offered by the emerging digital technologies."
Il programma è disponibilie qui.
E' stato aperto anche un blog soprattutto per chi vuole partecipare ma non può essere a Madrid in quei giorni.
La crisi del giornalismo scientifico e il suo futuro al centro della discussione:
"Media For Science Forum 2010 (MFSF2010) is a science journalism European congress that will deal with strategic issues about science communication and science journalism and its social dimension. Science journalism plays a vital role in informing and educating audiences about the scientific advances and their social applications, yet it faces unprecedented challenges and opportunities offered by the emerging digital technologies."
Il programma è disponibilie qui.
E' stato aperto anche un blog soprattutto per chi vuole partecipare ma non può essere a Madrid in quei giorni.
mercoledì 17 marzo 2010
Linee di confine nel giornalismo scientifico
Bora Zikvovic ha riattivato, in un recente post , la discussione attorno alla definizione di giornalismo scientifico. Secondo Bora con questo termine bisogna intendere l'attività consistente nel riportare i fatti della scienza e spiegarli. Nella sua definizione, il cosiddetto "giornalismo investigativo", che mira ad esempio a svelare i comportamenti sbagliati degli scienziati, non è giornalismo scientifico ma giornalismo politico.
Mi sembra un discussione che soffre di un problema essenziale: ritenere che si possa decidere cosa produrre per i media indipendentemente dal media stesso, dalle sue caratteristiche e dalla dinamica con cui i media si trasformano nei diversi contesti sociali e culturali. Il giornalismo scientifico è un genere specialistico storicamente definito alla cui caratterizzazione ha certo contribuito un'ideologia promossa da una categoria di professionisti, ma anche tante altre condizioni al contorno che hanno fatto coincidere per lungo tempo il giornalismo scientifico con la divulgazione dei fatti della scienza, così come sostiene Bora.
Le condizioni al contorno oggi sono cambiate. In più, chi produce i contenuti ha un'autopercezione del proprio ruolo e della propria funzione informativa diversa da quella che gli viene attribuita dalla macchina comunicativa e dal pubblico di lettori.
In altre parole, le discussioni come quelle innescate da Bora mi sembra che facciano i conti senza l'oste. L'oste in questo caso sono i vincoli dei media e le dinamiche dei rapporti tra media e pubblico.
Mi sembra un discussione che soffre di un problema essenziale: ritenere che si possa decidere cosa produrre per i media indipendentemente dal media stesso, dalle sue caratteristiche e dalla dinamica con cui i media si trasformano nei diversi contesti sociali e culturali. Il giornalismo scientifico è un genere specialistico storicamente definito alla cui caratterizzazione ha certo contribuito un'ideologia promossa da una categoria di professionisti, ma anche tante altre condizioni al contorno che hanno fatto coincidere per lungo tempo il giornalismo scientifico con la divulgazione dei fatti della scienza, così come sostiene Bora.
Le condizioni al contorno oggi sono cambiate. In più, chi produce i contenuti ha un'autopercezione del proprio ruolo e della propria funzione informativa diversa da quella che gli viene attribuita dalla macchina comunicativa e dal pubblico di lettori.
In altre parole, le discussioni come quelle innescate da Bora mi sembra che facciano i conti senza l'oste. L'oste in questo caso sono i vincoli dei media e le dinamiche dei rapporti tra media e pubblico.
mercoledì 10 marzo 2010
Nuove iniziative nel giornalismo scientifico
C'è un appendice del report Science and Media: Securing the Future, di cui avevo scritto in altri post dedicato alle nuove iniziative nel giornalismo scientifico. Si tratta dell'appendice 4 e si trova in rete. Gli autori individuano tre categorie possibili tra le proposte che si affacciano nel nuovo ecosistema dell'informazione scientifica:
-Iniziative di "quasi" giornalismo;
-Iniziative che mischiano le carte tra giornalismo e pubbliche relazioni;
-Iniziative che probabilmente non sono giornalismo;
Esempio prima categoria:
Propublica.org, un modello perfetto di giornalismo investigativo, ma giustamente si chiedono gli autori: chi paga per il giornalismo scientifico investigativo?
Esempio seconda categoria:
Futurity.org
Esempio terza categoria:
Climate central
E' una suddivisione che non ha molto di caratteristico per il giornalismo scientifico. Ci sono però lo stesso degli esempi utili.
-Iniziative di "quasi" giornalismo;
-Iniziative che mischiano le carte tra giornalismo e pubbliche relazioni;
-Iniziative che probabilmente non sono giornalismo;
Esempio prima categoria:
Propublica.org, un modello perfetto di giornalismo investigativo, ma giustamente si chiedono gli autori: chi paga per il giornalismo scientifico investigativo?
Esempio seconda categoria:
Futurity.org
Esempio terza categoria:
Climate central
E' una suddivisione che non ha molto di caratteristico per il giornalismo scientifico. Ci sono però lo stesso degli esempi utili.
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lunedì 8 marzo 2010
Più discussione e partecipazione per avere fiducia nella scienza: nuovo report britannico
E' uscito oggi il report del Science and Trust Expert Group del BIS (Department for Business Innovation & Skills) britannico. Si chiama Starting a National Conversation about Good Science e fa parte di una serie di iniziative del governo inglese su vari aspetti del rapporto tra scienza e società in Gran Bretagna.
Questo rapporto aveva l'obiettivo di approfondire il tema della crisi di fiducia tra scienza e pubblici. Il report richiama a un nuovo atteggiamento nei confronti del problema. E' meglio uno scetticismo pubblico sano ma informato che un'accettazione acritica e cieca della scienza e degli scienziati.
Per produrre opinioni informate, conclude il lavoro, deve essere consentita una maggiore discussione sulle questioni del rischio e dell'incertezza e bisogna aprire il dibattito sui processi riguardanti la produzione della conoscenza scientifica.
Si tratta di pronunciamenti in linea con quanto i sociologi del Modo 2 dicono da tempo.
Mi sembra interessante il richiamo, tra le cose da fare in futuro, alla comunicazione delle questioni etiche legate allo sviluppo della scienza e della tecnologica. Questa attenzione alle dimensioni, etiche, politiche, sociali nella comunicazione così come nella produzione di informazione attorno alla scienza, alla medicina, alla tecnologia è una delle cifre caratteristiche del giornalista e del comunicatore scientifico dei prossimi anni.
Questo rapporto aveva l'obiettivo di approfondire il tema della crisi di fiducia tra scienza e pubblici. Il report richiama a un nuovo atteggiamento nei confronti del problema. E' meglio uno scetticismo pubblico sano ma informato che un'accettazione acritica e cieca della scienza e degli scienziati.
Per produrre opinioni informate, conclude il lavoro, deve essere consentita una maggiore discussione sulle questioni del rischio e dell'incertezza e bisogna aprire il dibattito sui processi riguardanti la produzione della conoscenza scientifica.
Si tratta di pronunciamenti in linea con quanto i sociologi del Modo 2 dicono da tempo.
Mi sembra interessante il richiamo, tra le cose da fare in futuro, alla comunicazione delle questioni etiche legate allo sviluppo della scienza e della tecnologica. Questa attenzione alle dimensioni, etiche, politiche, sociali nella comunicazione così come nella produzione di informazione attorno alla scienza, alla medicina, alla tecnologia è una delle cifre caratteristiche del giornalista e del comunicatore scientifico dei prossimi anni.
domenica 7 marzo 2010
Nuovo numero di New Science Journalism: vecchio giornalismo scientifico in un abito nuovo
New Science Journalism (NSJ) è un progetto iniziato lo scorso anno che cerca di trovare soluzioni alla crisi del giornalismo scientifico. Il prodotto finale è un magazine di news sulla scienza. E' uscito il numero di marzo 2010. NSJ si propone come uno strumento per affrontare e integrare i problemi riguardanti il futuro del giornalismo scientifico e della comunicazione della scienza, gli sviluppi della rete e i cambiamenti del mondo contemporaneo. NSJ invita soprattutto gli studenti di tutto il mondo a collaborare per fornire un'informazione obiettiva e autonoma su scienza, medicina, tecnologia, ambiente nel nuovo ecosistema dei media. Il progetto è pensato soprattutto per dare a studenti interessati al giornalismo scientifico e alla comunicazione della scienza una piattaforma professionale dove esprimersi. Ma la possibilità di sottoporre contenuti è estesa a molti altri. Modello di business? Donazioni, sostegno di sponsor e partner con fees anche molto esose (50.000 euro + tasse se vuoi essere Premium Project Partner). Tutto molto interessante. E' uno tra i possibili esperimenti del giornalismo attualmente in circolazione applicato alla scienza, tecnologia, ambiente. Anche il prodotto è gradevole e sembra autorevole. Il punto debole è la concezione di giornalismo scientifico che c'è alla base. La mission rimane l'alfabetizzazione scientifica e il public understanding of science. Vecchia storia in un abito nuovo. E' una dimostrazione che oltre alla riflessione sui modelli di business e sul nuovo ecosistema dell'informazione le ricerche sulla comunicazione della scienza sono utili per innovare sul serio in questo settore. Comunque NSJ rimane interessante e da seguire.
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giovedì 25 febbraio 2010
Qualche rimedio ai problemi fra scienziati e giornalisti
Colin Macilwin, un giornalista scientifico britannico che ha lavorato per una quindicina d'anni a Nature, adesso redattore di Research Fortnight e Research Europe, scrive un articolo su Nature del 17 febbraio 2010 riguardo ai problemi fra scienziati e giornalisti.
Macilwin era in partenza per San Diego per il meeting annuale dell'American Association for the Advancement of Science, svoltosi tra il 18 e 22 febbraio.
Il titolo quest'anno era "Bridging Science and Society".
Nel suo articolo, il giornalista scientifico britannico richiama il report Science and the Media: Securing the Future, di cui avevo già parlato tempo fa.
I mali attuali del giornalismo scientifico:
-aumento del carico di lavoro e allo stesso tempo accresciuta complessità dovuta ai multimedia;
-ruolo crescente delle pubbliche relazioni;
-"pack journalism": devi coprire una storia perché la coprono tutti i tuoi competitori;
-mancanza di tempo e risorse per giornalismo scientifico originale e investigativo.
I rimedi di Macilwain:
-rinuncia al sistema basato sull'embargo delle riviste scientifiche, soprattutto quelle di grande diffusione;
-abbandono della mentalità di "pack journalism" legato alla logica dell'embargo;
-maggiore coinvolgimento degli scienziati sui media nelle questioni che riguardano punti deboli, punti forti e passi falsi del progresso scientifico.
Macilwin era in partenza per San Diego per il meeting annuale dell'American Association for the Advancement of Science, svoltosi tra il 18 e 22 febbraio.
Il titolo quest'anno era "Bridging Science and Society".
Nel suo articolo, il giornalista scientifico britannico richiama il report Science and the Media: Securing the Future, di cui avevo già parlato tempo fa.
I mali attuali del giornalismo scientifico:
-aumento del carico di lavoro e allo stesso tempo accresciuta complessità dovuta ai multimedia;
-ruolo crescente delle pubbliche relazioni;
-"pack journalism": devi coprire una storia perché la coprono tutti i tuoi competitori;
-mancanza di tempo e risorse per giornalismo scientifico originale e investigativo.
I rimedi di Macilwain:
-rinuncia al sistema basato sull'embargo delle riviste scientifiche, soprattutto quelle di grande diffusione;
-abbandono della mentalità di "pack journalism" legato alla logica dell'embargo;
-maggiore coinvolgimento degli scienziati sui media nelle questioni che riguardano punti deboli, punti forti e passi falsi del progresso scientifico.
giovedì 4 febbraio 2010
Il nuovo "ecosistema" del giornalismo scientifico
Steven Johnson qualche tempo fa ha descritto in modo lucido l'ecosistema dell'informazione nel dibattito sull'effetto del web sui mezzi di diffusione delle notizie tradizionali. Qualcuno prova a trasferire il concetto di un nuovo ecosistema informativo al giornalismo scientifico. A pagina 38 del rapporto Science and the Media: Securing the Future scritto da Diana Fox, direttrice del Science Media Centre della Royal Institution britannica, vengono individuati tre grandi categorie di nuove imprese nel giornalismo scientifico:
1. Imprese semi-giornalistiche costruite e condotte dalla comunità scientifica stessa;
2. Nuove imprese giornalistiche che nascono all'interno del mondo del giornalismo
3. Sviluppi nel social networking sul web che stanno cambiando sia il modo in cui il giornalismo è fatto, sia il modo in cui il pubblico riceve l'informazione
A parte la prima considerazione, non si capisce bene cosa ci sia di specifico per il giornalismo scientifico.
Il report è stato commentato su un forum di Nature. Secondo Hilary Sutcliffe , che considera peraltro il report eccellente, bisogna porre più attenzione all'utente di solito non interessato ai temi scientifici. Sutcliffe pone il problema della "predicazione ai convertiti". Se ne parla da molto, ma è difficile da superare. La sensazione è che la maggior parte della comunicazione pubblica della scienza è studiata, pensata, attuata nei confronti di persone che hanno già un forte o moderato interesse nei confronti della scienza stessa. Credo sia vero.
1. Imprese semi-giornalistiche costruite e condotte dalla comunità scientifica stessa;
2. Nuove imprese giornalistiche che nascono all'interno del mondo del giornalismo
3. Sviluppi nel social networking sul web che stanno cambiando sia il modo in cui il giornalismo è fatto, sia il modo in cui il pubblico riceve l'informazione
A parte la prima considerazione, non si capisce bene cosa ci sia di specifico per il giornalismo scientifico.
Il report è stato commentato su un forum di Nature. Secondo Hilary Sutcliffe , che considera peraltro il report eccellente, bisogna porre più attenzione all'utente di solito non interessato ai temi scientifici. Sutcliffe pone il problema della "predicazione ai convertiti". Se ne parla da molto, ma è difficile da superare. La sensazione è che la maggior parte della comunicazione pubblica della scienza è studiata, pensata, attuata nei confronti di persone che hanno già un forte o moderato interesse nei confronti della scienza stessa. Credo sia vero.
mercoledì 3 febbraio 2010
Lo stato del giornalismo scientifico in UK
Si discute da un po' della "crisi" o del futuro del giornalismo scientifico. L'argomento è stato oggetto di discussione alla conferenza internazionale dei giornalisti scientifici tenutasi a Londra lo scorso luglio del 2009. Oltre agli scenari e alle discussioni teoriche arrivano finalmente anche un po' di ricerche empiriche, dalla Gran Bretagna. I due studiosi Andy Williams e Sadie Clifford della Cardiff University School of Journalism, Media and Cultural Studies hanno pubblicato il report "Mapping the Field: Specialist science news journalism in the UK national media" . La ricerca si è basata su circa 100 interviste a giornalisti scientifici, medici, ambientali e tecnologici e direttori di importanti testate.
Tra i risultati principali:
1. Il taglio ai giornalisti scientifici inizia nel 2005. Tra il 1989 e il 2005 il numero dei giornalisti specializzati in scienza, ambiente e salute è in realtà aumentato.
2. I giornalisti scientifici godono di ottima considerazione nelle newsroom.
3. Il carico di lavoro per i giornalisti scientifici è cresciuto significativemente negli ultimi anni perché le redazioni hanno tagliato.
4. Non c'è più tempo per il lavoro giornalistico indipendente. Problema del "pack journalism".
5. Non c'è più tempo per fare le verifiche dell'attendibilità delle fonti.
6. E' aumentato in modo cruciale il ruolo delle PR nella scienza.
7. Gli intervistati non pensano che il giornalismo scientifico sia particolarmente minacciato. Più della metà non crede che dieci anni fa ci fossero più giornalisti scientifici che adesso in UK.
Conclusioni (non molto originali: "the
ability of specialist journalists to produce independent news of a high quality is inseparably linked to the ability (or willingness) of news organisations to adequately resource their newsgathering activities"
Tra i risultati principali:
1. Il taglio ai giornalisti scientifici inizia nel 2005. Tra il 1989 e il 2005 il numero dei giornalisti specializzati in scienza, ambiente e salute è in realtà aumentato.
2. I giornalisti scientifici godono di ottima considerazione nelle newsroom.
3. Il carico di lavoro per i giornalisti scientifici è cresciuto significativemente negli ultimi anni perché le redazioni hanno tagliato.
4. Non c'è più tempo per il lavoro giornalistico indipendente. Problema del "pack journalism".
5. Non c'è più tempo per fare le verifiche dell'attendibilità delle fonti.
6. E' aumentato in modo cruciale il ruolo delle PR nella scienza.
7. Gli intervistati non pensano che il giornalismo scientifico sia particolarmente minacciato. Più della metà non crede che dieci anni fa ci fossero più giornalisti scientifici che adesso in UK.
Conclusioni (non molto originali: "the
ability of specialist journalists to produce independent news of a high quality is inseparably linked to the ability (or willingness) of news organisations to adequately resource their newsgathering activities"
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