domenica 6 giugno 2010

Un buon video per la ricerca? Una questione di camicie

Denis Meredith, autore di Explaining Research, tramite Scivee spiega come fare bene dei video per la ricerca scientifica. I consigli, molto pratici, di Meredith non hanno molto a vedere con la scienza, ma la parte sulle camicie da evitare di fronte a una videocamera va segnalata.

Che cos'è la psichiatria

Eugenio Borgna sul domenicale del Sole 24 Ore di oggi ci ricorda che quello che avviene nella interiorità di chi vive un esperienza di sofferenza psichica è sempre dotato di senso.

"Un senso decifrabile solo se ci si confronta con i pazienti ascoltandoli, ascoltandone le parole che vengono dette e anche quelle che non vengono dette e che sono riconosciute nei loro significati solo dall'intuizione: dalle pascaliane ragioni del vuore così indispensabili a ogni psichiatria che sia scienza umana e non solo scienza naturale." (pg. 33)

La psichiatria deve servire a curare le persone. Altrimenti è meglio farne a meno. La conoscenza scientifica ci può aiutare a conoscere la malattia. Le due cose vanno ben distinte. Vanno integrate, ma la psichiatria che in nome della scienza cerca di restringere il campo dei diritti delle persone, di tutti noi, va rifiutata. C' è molta confusione su questi piani. In buona e cattiva fede. Discorsi di potere si sovrappongono e si mischiano a discorsi sull'oggetto d'indagine scientifico interessante per la psichiatria che vuole sentirsi solo scienza naturale. Ma Borgna ci ricorda che deve essere anche scienza umana.

Ma la psichiatria può essere una scienza? Cafe Hayek riporta un' intervista a Louis Menand, che sul New Yorker di qualche mese fa aveva scritto questo pezzo in cui c'è tra l'altro un interessante paragone tra l'economia e la psichiatria nello stabilire le cause dei rispettivi fenomeni d'indagine.

Intanto giovedì 10 al Senato a Roma alle 10 viene presentato il libro di Peppe dell'Acqua Fuori come va? edito da Feltrinelli. Non ci dirà che cos'è la psichiatria ma ci aiuterà a capire cosa NON serve oggi alla salute mentale.

sabato 5 giugno 2010

Health 2.0: Medicina personalizzata lanciato in Italia

L'ungherese Bertalan Mesko porta in Italia una parte del progetto di salute 2.0 webicina. Si tratta di PeRSSonalized Medicina, uno strumento che aiuta pazienti e dottori a tenersi informati e aggiornati reciprocamente. E' free e facile da usare.

Mesko è tra i personaggi più interessanti nel mondo dell'health 2.0 e della medicina partecipativa. E' un settore in fermento. Se usato bene può essere un modo straordinario per condividere esperienze, cercare soluzioni, migliorare il rapporto medico-paziente, co-costruire salute.

Segnalo: il blog di Mesko, il famoso The Steryl Eye del norvegese Oystein Horgmo, i blog di Ves Dimov, Lucien Engelen , Denise Silber

venerdì 4 giugno 2010

All'Aquila c'è stato un problema di comunicazione

La procura dell'Aquila ha emesso sette avvisi di garanzia nei confronti della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi. L'ipotesi di reato è di omicidio colposo per "mancato allarme".
Ovviamente riscoppia la polemica sulla possibilità di prevedere i terremoti. E' una polemica sterile. Non è questo il punto.

La questione è chiedersi cosa dire, come dirlo, a chi dirlo nella situazione di rischio in cui si sono trovati i tecnici della protezione civile.
Giustino Parisse, secondo quanto riportato da il Centro, sostiene che il problema "non è se il terremoto si può o meno prevedere. La questione è che il messaggio uscito da quella "famosa" e vorrei aggiungere (col senno del poi) tragicomica riunione era: aquilani state tranquilli prima o poi le scosse finiranno."

I cittadini duramente provati dal terremoto si lamentano della mancanza di informazione e comunicazione trasparente. Si lamentano del fatto che non sono stati considerati punti di vista diversi da quelli tecnico-scientifici.

Senza entrare nel merito delle responsabilità che verranno accertate dalla magistratura non si può dire che mettere sotto il tappeto le voci discordanti abbia sortito gli effetti sperati di rassicurazione.

La Protezione civile ha fatto affidamento a una nozione di fiducia molto fragile in una società aperta e mediatizzata. Hanno pensato che rassicurare la popolazione facendo appello a un'expertise scientifica considerata indiscutibile fosse sufficiente ad avere il sostegno pubblico nei confronti delle scelte molto difficili che hanno dovuto effettuare.

Per avere credibilità l'expertise da sola non è sufficiente. La credibilità si conquista anche con la fiducia, con una combinazione tra expertise e fiducia.

La crisi di credibilità degli scienziati implicati nella vicenda del terremoto ci permette di dare una chiave di lettura dell'intervento della magistratura, difficilmente spiegabile altrimenti all'interno della polemica: è possibile/non è possibile prevedere i terremoti.

La crisi di credibilità sottolinea i diversi aspetti del concetto di epistemologia civica elaborato da Sheila Jasanoff. Un concetto che include la combinazione dei modi in cui la conoscenza è presentata, testata, verificata e utilizzata nell'arena pubblica.

martedì 1 giugno 2010

National Science Foundation: niente soldi per la scienza che non fa outreach

Una news di Nature di qualche giorno fa, si interroga sull'insistenza della National Science Foundation (NSF) americana nel voler finanziare solo progetti che dimostrano di avere impatti sociali più ampi.
L'articolo sottolinea che ancora oggi non è chiaro come si facciano a misurarli. Una commissione sta pensando a elaborare delle linee guida, ma prima del 2011 non si avranno i risultati. Intanto c'è qualche esperienza positiva, ma di solito gli scienziati sono infastiditi frustrati dai loro tentativi di comunicazione che non vanno a buon fine. La NSF non demorde però e considera imprescindibile per elargire i finanziamenti un riscontro sull'utilità sociale ed economica della ricerca.

La news di Nature dipinge un quadro della situazione americana in cui gli studi di comunicazione della scienza e i science studies non sembrano essere presi granché in considerazione. Molte volte si fa riferimento all'Inghilterra e agli Stati Uniti per far vedere che la comunità degli scienziati ha compreso in questi paesi, meglio che da altre parti, il fatto che comunicare con il pubblico è una necessità ineludibile. L'articolo riporta dubbi e insofferenze che a dire il vero non mostrano questa consapevolezza.

La NSF incarna i cambiamenti della politica della ricerca e dei rapporti tra scienza e società ben descritti dal modo 2 della produzione della conoscenza scientifica.
La scienza contemporanea per essere robusta socialmente deve dimostrare di essere utile e di assumersi le responsabilità di quello che fa. Ha bisogno di comunicazione. L'alternativa è che decisioni rilevanti sul suo sviluppo siano sempre di più prese da altri.

La comunicazione non può però essere un provvedimentouna tantum, né ci si possono aspettare effetti taumaturgici dai programmi di diffusione dei risultati della ricerca, nè immaginare che la relazione tra attività di outreach e percezione pubblica sia lineare. Le dichiarazioni degli scienziati intervistati da Nature esprimono ansie e insoddisfazioni tipiche di questo approccio.

Nell'articolo si dice anche che bisognerebbe sostenere le esperienze di uffici di science outreach di cui si sono già dotati alcune università americane. Detto così sembra uno strumento tecnico. Non credo che funzionerà neanche in questo modo. Il punto non è semplicemente dare in mano a dei professionisti della comunicazione il fardello di far capire in modo efficace le implicazioni positive della ricerca. E' una logica da marketing.

La vera difficoltà è culturale. Gli scienziati devono interiorizzare una nuova fase dei rapporti tra scienza e società e dotarsi di nuovi strumenti concettuali per interagire con pubblici diversi. Non è detto che lo possano/debbano fare da soli.
E' forse necessario che nuove figure emergano all'interno dell'università per svolgere un'altra funzione oltre a quelle della formazione e della ricerca: quella della comunicazione pubblica rivolta alla costruzione di reti sociali, quella che Pietro Greco ha definito la terza missione per l'università.